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Diario


20 novembre 2008

Ancora sul G8 di Genova e sulla giustizia "mancata"

Da una lettera a Repubblica del 19 novembre



Da Manganelli atti concreti non solo spiegazioni

Caro direttore, abbiamo seguito su Repubblica la replica dell' onorevole Veltroni alla lettera del capo della polizia Antonio Manganelli. Chi scrive ha vissuto personalmente la tragica nottata del 21 luglio 2001 e da allora si batte per evitare che episodi simili possano ripetersi. Ci permettiamo di ricordare alcuni fatti di questi anni, al fine di collocare meglio l' offerta di spiegazioni del dottor Manganelli: 1) nessuno, al vertice dello Stato, ha finora ripudiato il blitz alla Diaz come indegno di un regime democratico; 2) per sette anni, come denunciato dai pm, la polizia ha ostacolato il lavoro dei magistrati, impedendo fra l' altro il riconoscimento di molti dei responsabili delle violenze; 3) 27 dei 29 imputati, e in particolare gli altissimi dirigenti di polizia oggi assolti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rifiutando così di offrire quelle spiegazioni che lo stesso dottor Manganelli ritiene necessarie; 4) lo stesso Manganelli, deponendo come testimone, non ha colto l' occasione per fornire le «spiegazioni» che ora vorrebbe esporre in altre sedi; 5) nessuno dei 28 condannati nei processi Diaz e Bolzaneto è stato rimosso dall' incarico. Per queste ragioni crediamo che le «spiegazioni» del capo della polizia debbano essere accompagnate da atti concreti, come le scuse formali alle vittime degli abusi, auspicate su Repubblica anche da Valerio Onida; la collocazione dei condannati a ruoli senza relazione diretta con i cittadini; la massima collaborazione con la magistratura per le inchieste ancora aperte, a cominciare da quella «contro ignoti» per il tentato omicidio di Mark Covell davanti alla Diaz. Crediamo anche che il parlamento dovrebbe discutere al più presto alcune proposte di legge come l' obbligo per gli agenti in servizio di ordine pubblico di indossare codici che li rendano identificabili e l' istituzione di un organismo indipendente cui denunciare eventuali abusi delle forze di sicurezza: sono strumenti diffusi in molti paesi europei. Un intervento tardivo e solo verbale, senza atti concreti, avrebbe solo il sapore della beffa.

Lorenzo Guadagnucci, Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per Genova)


13 novembre 2008

G8, sentenza per la Diaz

assolti i vertici della polizia. L'aula grida: "Vergogna"

Dunque per i fatti di Genova non c'è giustizia. O almeno, la giustizia non colpisce i potenti, potremmo pensare.
Il verdetto per l'irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, vede l'assoluzione per Gratteri (ora capo anticrimine) e Luperi (n.1 dell'ex Sisde).
Infine, pagano solo gli agenti, quelli operativi, quelli che avevano ricevuto ordini. 13 le condanne.

In totale erano 28 i poliziotti sul banco degli imputati, ma il collegio presieduto da Gabrio Barone ha deciso di emettere 13 condanne, esclusivamente nei confronti dei responsabili delle violenze all'interno della scuola. Sono state inflitte condanne per 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa.

Assolti, dunque, i funzionari di polizia che firmarono il verbale di perquisizione e cioè Gratteri, Luperi e Calderozzi.

La totalità delle condanne riguarda i componenti del Settimo nucleo mobile di Roma, del suo capo dell'epoca Vincenzo Canterini condannato a 4 anni e accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni, e dai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, condannati a 3 anni e accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè è invece stato condannato a due anni di reclusione.

Per la vicenda delle molotov introdotte all'interno della scuola, invece, Pietro Troiani è stato condannato a 3 anni e Michele Burgio a 2 anni e 6 mesi, ambedue erano imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi. Infine Luigi Fazio è stato condannato a un mese di reclusione.

Alla lettura della sentenza, dopo 11 ore di camera di consiglio, si è levato il grido 'vergogna, vergogna!' dai settori del pubblico che affollava l'aula.

Il primo processo ad essere celebrato per i fatti di Genova è stato quello per le violenze di strada che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Ne ho parlato già QUI
Il secondo è stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. Il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.
Ne ho parlato QUI.

Il dibattito su quella sospensione della democrazia in Italia, che come i fatti confermano resterà solo parzialmente e superficialmente punita, può risultare ormai anacronistico. Ma c'è gente, come me, che non ha alcuna voglia di dimenticare.
Io non dimentico.



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permalink | inviato da ioTocco il 13/11/2008 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa


16 luglio 2008

In Italia non esiste la tortura, esiste il "diritto di polizia"

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne.

Tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001.


Quella sospensione della democrazia in Italia resterà non giudicata. Chi ha commesso il fatto è stato "solo" l'ispettore Antonio Gugliotta, condannato a cinque anni di reclusione.

A lui, e a pochi altri (24 su 45) viene addebitata intera la responsabilità per quei fatti. Nessuno sconterà la pena.

Vediamo cosa furono, questi fatti.

Un colore diverso per ogni tortura, colori pastello, perchè la stonatura col testo risulti EVIDENTE. PERCHE' C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE STONATO, IN QUELLO CHE SI LEGGE:

C'è chi viene picchiato con stracci bagnati
Chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto
C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante
Chi patisce lo spappolamento della milza

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda".

C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona".

S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano.

J. S., lo ustionano con un accendino.

Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti.

Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!".

G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.


Si potrà parlare a lungo delle ragioni e dei torti, di come si svolsero i fatti in quel tragico appuntamento di Genova. Se ne potrà parlare a lungo, sì. Ma con una macchia: giustizia non è stata fatta. La sentenza dimostra che ci fu chi, dietro una divisa dello Stato italiano, torturò persone fermate o arrestate e quindi sotto tutela dello Stato.

Ma la sentenza stessa adduce ad un solo sottoufficiale la responsabilità di tutto questo.

Esiste dunque un diritto di polizia, al quale ci affideremo se verremo fermati, cercando il poliziotto buono, quello che deciderà di concederci i nostri diritti, perchè il diritto dello Stato, dentro una caserma, non ci tutelerà.

Tutto ciò mi riporta alla vicenda di Aldo Bianzino, e di tutti coloro che, entrati nelle carceri o nei commissariati dello Stato, si sono trovati in assenza di uno stato di diritto e si sono visti condannati senza giudizio. Alcuni, lasciandoci la vita.



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permalink | inviato da ioTocco il 16/7/2008 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


17 marzo 2008

Le violenze impunite del lager Bolzaneto

Oggi, su Repubblica, a firma D'Avanzo, c'è un lungo dossier sulle violenze al carcere di Bolzaneto.

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/notte-democrazia/notte-democrazia.html


Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne.

Tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001.


Il dibattito su quella sospensione della democrazia in Italia, che come ormai sappiamo resterà impunita, può risultare ormai anacronistico. Ma c'è gente, come me, che non ha alcuna voglia di dimenticare.
Invito tutti a leggere l'articolo in questione, dunque.


Si potrà parlare a lungo delle ragioni e dei torti, di come si svolsero i fatti in quel tragico appuntamento di Genova. Se ne potrà parlare a lungo, sì. Ma con una macchia: giustizia non sarà fatta. Non nei confronti di chi, dietro una divisa dello Stato italiano, torturò persone fermate o arrestate e quindi sotto tutela dello Stato.

Un colore diverso per ogni tortura, colori pastello, perchè la stonatura col testo risulti EVIDENTE. PERCHE' C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE STONATO, IN QUELLO CHE SI LEGGE:

C'è chi viene picchiato con stracci bagnati
Chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto
C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante
Chi patisce lo spappolamento della milza

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda".

C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona".

S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano.

J. S., lo ustionano con un accendino.

Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti.

Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!".

G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.


Tutto ciò mi riporta alla vicenda di Aldo Bianzino, e di tutti coloro che, entrati nelle carceri o nei commissariati dello Stato, si sono trovati in assenza di uno stato di diritto e si sono visti condannati senza giudizio. Alcuni, lasciandoci la vita.


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permalink | inviato da ioTocco il 17/3/2008 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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