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Diario


12 settembre 2008

12 settembre

SETTE ANNI FA, ALLE 12, LA STESSA ORA DELL'ATTENTATO DEL GIORNO PRIMA, FURONO FATTI RISPETTARE TRE MINUTI DI SILENZIO, CHE CI SEMBRARONO ETERNI E CI SCOSSERO L'ANIMA.
NON VOLENDO PUBBLICARE NULLA L'11, PER RISPETTO AI FATTI E AI MORTI, PUBBLICO OGGI LE PAROLE CHE SCRISSI IL 12 SETTEMBRE 2001, DOPO QUEL MINUTO DI SILENZIO.


Ieri notte, alle quattro e dieci, Gabriella mi ha svegliato, mi ha detto "corri subito fuori". Sono uscito al balcone e ho visto una macchina e due motorini che bruciavano, con i pompieri e la folla, e soprattutto le luci, in piena notte: quella del fuoco e quella della fotoelettrica. E poi fumo. Tanto.

Preso dal sonno e dalla sorpresa ho tentato un ragionamento: "ma quella è la mia macchina", ho detto. Gabri ha voluto rassicurarmi: " ma che cazzo dici, guarda che è la mia! La tua è posteggiata più dietro". Effettivamente questo mi ha rassicurato.
Siamo scesi giù e abbiamo scoperto che non era né la mia, né la sua, e questo ci ha rassicurati entrambi.
Stamattina ho saputo che era stato il piromane di Bologna, e mi sono chiesto tra me e me: "ma come gli va?.".
Mi sono tranquillizzato del tutto, perché ieri notte pensavo invece a un attacco o a un attentato, e il fatto che avessero preso la mia macchina mi sembrava del tutto naturale. Prima o poi doveva toccarmi, mi sono tolto il pensiero.
Sempre stamattina, alle dodici, ho voluto osservare i tre minuti di silenzio in segno di lutto. Mi sono collegato a Radio Bruno e siamo stati tutti e due in silenzio, io e Radio Bruno. Poi lei ha attaccato a cantare Imagine, e mi è venuta la pelle d'oca. Sta tragedia mi ha colpito, lasciandomi muto.
Cioè, il problema è che non ho saputo più cosa dire.
Mi sono anche chiesto mentalmente: "perché hai fatto tre minuti di silenzio? non li avevi mica fatti in altre occasioni, quelle che riguardavano le tragedie di serie B, cioè tutte quelle non accadute a cittadini americani."
Il problema è che non lo so. Credo che il mio silenzio, quello dei tre minuti, ma anche quello delle parole che non mi vengono più, sia dovuto alla storia. Ma non alla storia degli americani violentati nella loro terra, e neanche alla storia degli afgani che tra poco saranno ammazzati per vendicare gli americani violentati nella loro terra.
Il mio silenzio è dovuto al peso della storia, al fatto che, è chiaro, tra poco ci sarò dentro anch'io, con la mia macchina che non è ancora bruciata, con i miei parenti lontani, con il mio futuro che non ho ancora costruito. Sarò dentro la storia con tutto questo e mi sento decisamente impreparato.
Ricordo mio nonno durante la seconda guerra, anche lui era dentro la storia, quella dei libri, quella pesante.
Io spero che noi tutti avremo qualcosa da raccontare, dopo. E che non siano altre tragedie.

Forse i tre minuti di silenzio erano dovuti a questo: preghiamo per tutti i morti del mondo, stiamo in silenzio contro il terrorismo islamico e contro quello cattolico, contro chi in questi anni ha coltivato le sue relazioni internazionali, arricchendosi con i soldi degli Emirati Arabi, a Bologna come in tutto il mondo, e ora deve difendere i suoi quattrini dai loro antichi proprietari.
Rettori, politici, gente di alto livello. Questa gente sicuramente saprà come comportarsi di fronte al peso della storia.

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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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