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Diario


20 gennaio 2009

da Repubblica - diario da Gaza

Se verrà la guerra Marcondiro'ndero
se verrà la guerra Marcondiro'nda
sul mare e sulla terra Marcondiro'ndero
sul mare e sulla terra chi ci salvera?
ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà

La guerra è dappertutto Marcondiro'ndero
la terra è tutta un lutto chi la consolerà?
Fabrizio De André:Girotondo

Ma la rabbia cresce tra i figli delle vittime

Aspettavamo il discorso del premier israeliano Ehud Olmert accalcati alla radio. Sognavamo: "Finirà la guerra". Ma invece... "Le nostre grida di dolore - ci dice - lo toccano". Ci promette "cibo e aiuti umanitari". Si scusa "sinceramente d' averci causato 'disagio' ", proprio queste parole. Assicura che "non è lui il nostro nemico", ma Hamas. Col sottinteso che i civili avrebbero dovuto ribellarsi agli integralisti.
E invece, è successo questo: ad esempio la storia di Alaa, un nostro coinquilino. Anzi, era il più amato dal condominio. In particolare lo adorava Haja Na' oom, un' anziana che abita da sola al quarto piano. Lui le portava la spesa, le aggiustava casa, le faceva compagnia.
Alaa aveva fra i 20 e i 30 anni, due bimbe e un maschietto in arrivo. Lui, ripeteva, voleva per loro un futuro. Quando s' è accorto che nel bersaglio delle forze armate era la popolazione civile; quando ha contato i morti, i feriti, gli arrestati; soprattutto, quando ha visto la fanteria annientare nell' avanzata le case di Tel el Hawa giusto in fondo alla nostra via, ha salutato i familiari e raggiunto i combattenti.
Alaa è andato in prima linea con un' arma rudimentale, il suo corpo e la sua fede contro i tank e i cacciabombardieri. L' altra notte Alaa ha telefonato da Zatoun, nell' ora dei bombardamenti più intensi. La madre ha subito capito che la voce era diversa: fioca, piena di emozione, di dolore. Infine lui gliel' ha detto: era stato colpito allo stomaco. Inutile chiamare i soccorsi, che non potevano aiutare nemmeno i civili. I suoi l' hanno chiamato tutta la notte. All' alba la sua voce era sempre più debole. Poi non ha risposto più.
Ieri hanno recuperato il corpo di Alaa. Chi l' ha visto dice che è morto piano piano, dissanguato, accostato a un muro. Abbiamo visto degli uomini che lo portavano su per le scale. Al funerale, allestito nello spiazzo sotto casa, c' era il condominio intero.
Noi col tempo dimenticheremo quel giovane. Ma i figli di Alaa, com' è naturale, come tanti altri figli in queste ore, cresceranno nel culto del padre.

SAFA JOUDEH


30 maggio 2008

A chi dai il tuo 8 per mille?

Io, da sempre ormai, do il mio 8 x mille alla chiesa Valdese.

Non sono valdese, ma ho lavorato a lungo con loro e so come spendono i soldi, so quali opere benefiche portano avanti, so come trattano i lavoratori da loro assunti. Inoltre, anche se non è essenziale, nutro simpatie per il loro culto. In una parola, ne ho profonda stima.
Pensate che è una delle poche chiese a non avere capi. Pensate che è una delle poche chiese che usa i soldi dell' otto per mille al 94 per cento per la carità e il rimanente per la pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee. Lo stipendio base, uguale dalla "moderatrice" all' ultimo pastore, è di 650 euro al mese. Pensate che il moderatore nazionale dei valdesi E' UNA DONNA (Maria Bonafede).
Insomma, li trovo speciali.

Molte persone scelgono la Chiesa cattolica, scelta rispettabile. La Chiesa cattolica spenderà la maggior parte dei proventi in pubblicità, impiegando solo circa un terzo del ricavato in opere benefiche (traggo il dato dall'inchiesta di Curzio Maltese linkata più sotto).

Altre persone scelgono lo Stato. Scelta altrettanto rispettabile. Ma lo Stato non reinveste tutti i fondi che riceve. In passato li ha dirottati nel finanziamento della guerra (pensa mo'...).
Una parte però, lo Stato l'ha pur spesa. Sapete come? Nella ristrutturazione di Chiese!!!
In poche parole, quei soldi sono trasversalmente tornati alla Chiesa cattolica.

Altri fanno altre scelte, tutte rispettabili.

Infine, ci sono quelli che non scelgono. E qui viene il punto. Non scegliere, significa non voler scegliere.
Ebbene: le quote "non espresse" nella dichiarazione dei redditi, vengono distribuite lo stesso. Come?
Vengono assegnate sulla base del 40 per cento di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90 per cento nelle casse della Cei. Cioè di nuovo alla Chiesa.
Non pensate a piccole cifre. In questi casi si parla di un gran bel giro di soldi.

Chi ne vuol sapere di più, legga l'inchiesta di Curzio Maltese su Repubblica.

Il mio invito è: fate scelte consapevoli, esprimete una preferenza.


Chiesa, c'è un 8 per mille segreto

La maggior parte dei finanziamenti ai vescovi viene dal fondo che raccoglie i soldi di chi non ha fatto nessuna scelta
dall'articolo inchiesta di CURZIO MALTESE


<B>Chiesa, c'è un</B> <B>8 per mille segreto<br>Ecco dove finisce un miliardo di euro </B>

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco


24 aprile 2008

La torta dei fondi all'editoria, un articolo di GIOVANNI VALENTINI su Repubblica del 22 ottobre 2007

Pubblico questo illuminante articolo, per meglio inquadrare l'iniziativa di Beppe Grillo, di cui al post precedente.

Qui non si discute della bontà o meno del personaggio Grillo, ma della validità della sua iniziativa e dell'opportunità di diffonderne l'informazione.

La torta dei fondi all'editoria

Mentre il governo da una parte sovvenziona con i soldi di tutti noi, cittadini e contribuenti - la tv digitale e quella locale, la produzione e la distribuzione cinematografica, lo sviluppo della banda larga, lo sport e l' iscrizione alle palestre; dall' altra parte taglia sull' informazione, riducendo le agevolazioni postali e i contributi diretti per l' editoria giornalistica: dai 450 milioni stanziati quest' anno ai 380 previsti per quello prossimo, di cui la maggior parte (307 milioni) per le compensazioni alle Poste che peraltro vantano un cumulo di crediti arretrati. È la logica dei due pesi e delle due misure applicata ai danni del pluralismo e della libertà di stampa. Cioè, in definitiva, dei medesimi cittadini e contribuenti. Con il decreto fiscale collegato alla finanziaria 2008, il governo Prodi è riuscito a scontentare sia gli editori sia i giornalisti, mettendoli una volta tanto d' accordo. E intanto il Consiglio dei ministri approva "kafkianamente" - come dice il presidente della Federazione Editori Giornali, Boris Biancheri il disegno di legge a cui è rimessa la riforma dell' intero settore. Da qui, la "assoluta contrarietà" della Fieg a ogni intervento che anticipi disorganicamente il progetto, a cui corrispondono sul fronte opposto le critiche della Federazione Nazionale della Stampa, il sindacato di categoria. A farne le spese, se il decreto non verrà modificato e corretto nel corso del suo iter parlamentare, sarà tutta la carta stampata. Il taglio del 7% sulle agevolazioni postali, in una situazione di mercato che di fatto è un monopolio, colpisce tutti i giornali, quotidiani e periodici. Ma, al colmo del paradosso, penalizza maggiormente i più virtuosi e cioè quelli che hanno puntato sugli abbonamenti per sostenere e fidelizzare la diffusione. Finora, contro una tariffa ordinaria di 28,30 centesimi per spedire un giornale fino a 200 grammi di peso, gli editori ne pagavano 12,45 e lo Stato ne versava alle Poste 15,85, a titolo di compensazione per il monopolio e anche di incentivazione alla lettura. Il meccanismo del decretolegge prevede invece un credito d' imposta da incassare a posteriori, pari al 50% e comunque in misura decrescente, con un "tetto" globale di spesa: in pratica, secondo i calcoli della Fieg, l' aumento dei costi di spedizione a carico delle aziende sarà del 9% e per quelle maggiori potrà arrivare addirittura al 16. Tutto ciò in un Paese che, per le carenze strutturali del sistema, registra appena l' 89% di abbonamenti sul totale della diffusione contro una media europea che tocca il 60. A fronte di questi tagli generalizzati a danno delle imprese editoriali, lo stesso provvedimento riduce anche i contributi diretti - circa 170180 milioni all' anno - alla cosiddetta "editoria di finalità": in questa selva di testate figurano, oltre agli organi di partito, giornali pubblicati da altri movimenti politici, costituiti da appena due o tre parlamentari; dalle minoranze linguistiche e da alcune cooperative, ormai a numero chiuso per mancanza di fondi. E a volte si tratta di testate fantasma che non hanno, come polemizza ancora Biancheri, "né giornalisti né lettori". Se si trattasse soltanto degli organi di partito o delle minoranze linguistiche, si potrebbe ancora considerare la questione sotto il profilo del pluralismo politico, sebbene anche questi fondi dovrebbero essere compresi nel finanziamento pubblico o nei cosiddetti rimborsi elettorali. Ma il fatto è che il taglio indifferenziato dei contributi diretti comporta sacrifici insostenibili per la vera "editoria di finalità" e per le autentiche cooperative di giornalisti. E ciò a beneficio di una giungla di testate, più o meno fantasiose e folcloristiche, di cui basta scorrere l' elenco per constatare l' inconsistenza. Vediamo in dettaglio, categoria per categoria. ORGANI DI PARTITO. Qui, secondo i dati aggiornati al 5 ottobre 2007, lo Stato spende in totale 27 milioni 518 mila e 820 euro all' anno. In testa alla classifica, c' è "l' Unità" che fa riferimento al gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra con un contributo di 6 milioni e mezzo di euro. Seguono, alla pari, "Liberazione" organo di Rifondazione comunista e "La Padania" della Lega Nord con oltre 4 milioni di euro ciascuno. Quindi "Europa" della Margherita (3,7 milioni) e "Il Secolo d' Italia" di Alleanza nazionale (poco più di 3 milioni). Ora, dopo la nascita del Partito democratico e lo scioglimento dei Ds e della Margherita, bisognerà vedere che fine faranno i due rispettivi giornali e i relativi contributi statali.
ORGANI DI MOVIMENTI POLITICI. Si fa già fatica a capire quale sia la distinzione fra organi di partito e organi di movimenti politici. Ma spesso, in questo secondo caso, si tratta di finti movimenti politici, costituiti "ad hoc" da un paio di parlamentari solo per consentire a un giornale di accedere alle provvidenze statali: in totale, 25.234.157 euro all' anno. Spiccano, in questa lista, il quotidiano "Il Foglio" che si definisce "Organo della Convenzione per la Giustizia" e riceve il contributo più alto dallo Stato: 3.821.781 euro. Poi, il "Roma" che fa capo al parlamentare di Alleanza nazionale, Italo Bocchino; "Linea", giornale del Movimento sociale Fiamma tricolore; e quindi il "Nuovo Riformista" (già "Le ragioni del socialismo"), tutti e tre con più di 2,5 milioni ciascuno. Più distaccato "Il nuovo Campanile" che fa riferimento all' Udeur di Clemente Mastella (1,331 milioni).
COOPERATIVE. In questa categoria, per la quale lo Stato spende complessivamente la bellezza di 48 milioni e 113 mila euro all' anno, il quotidiano che riceve le sovvenzioni maggiori è il "Manifesto" con 4.441.592 milioni all' anno. A seguire, con oltre 2,5 milioni, "l' Avanti!", il "Corriere" (di Forlì), il "Corriere mercantile", insieme a una testata dichiaratamente d' élite come "Sportsman - cavalli e corse", la cui pubblica utilità appare quantomeno dubbia. Tra i quotidiani editi da società la cui maggioranza è detenuta da cooperative, troviamo ai primi posti "Libero" che pure fa capo a una fondazione (6.417.244 euro all' anno); quindi "Avvenire", il giornale della Conferenza Episcopale Italiana (6,3 milioni); e ancora "Italia Oggi" (5 milioni e 61 mila euro) che fa parte di un gruppo quotato in Borsa come Class Editori.
MINORANZE LINGUISTICHE. Il contributo statale per i "giornali di frontiera" ammonta complessivamente a 5.407.063 euro all' anno. La testata "Primorski Dnevnik", stampata in Friuli Venezia Giulia, ne incassa la maggior parte: in tutto, 2.969.627 euro. Il resto viene diviso tra i due quotidiani altoatesini: il "Dolomiten" di Bolzano (1,6 milioni) e "Die neue Sudtiroler Tageszeitung" (836 mila).
QUOTIDIANI ALL' ESTERO. Per mantenere vivo lo spirito patriottico tra i nostri connazionali emigrati, lo Stato spende 8.376.533 euro all' anno. In Canada, la missione è affidata al "Corriere canadese" (2,892 milioni); negli Stati Uniti ad "America Oggi" e in Australia al "Globo" (2,582 milioni a testa); e infine, in Venezuela, alla "Voce d' Italia" (319 mila euro).
PERIODICI. Un capitolo di spesa a parte riguarda i periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali: in totale, 17.841.392 euro all' anno. La fetta maggiori va a una varietà di testate, guidate da "Metropolis" (edito da Stampa democratica) con un milione e 458 mila euro, tra le quali però si trovano anche "Motocross", "Fare vela" e "Il mucchio selvaggio" (517 mila euro); "Chitarre" (287 mila) o "Mare e monti" (118 mila). Altri 6 milioni e 849 mila euro infine vengono sparsi, come la manna biblica, tra una miriade di periodici e di settimanali diocesani: da "Famiglia cristiana" (416 mila euro) a "Buddismo e società" (14 mila); dal "Giornalino" (408 mila) all' "Aurora della Lomellina" (47 mila); con una serie di testate che si richiamano tutte alla "Vita", nuova o comunque cattolica, da Trieste a Udine, da Trento a Cremona.
GIOVANNI VALENTINI


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12 febbraio 2008

Lettera ad AUGIAS su Repubblica; cosa è cambiato da allora?

E' passato del tempo da questa lettera. Siamo in campagna elettorale, adesso. Ma ancora una volta schierati, ancora una volta divisi tra destra e sinistra, tra rossi e neri, islamici e islamofobici, cattolici e laici, PACSisti e tradizionalisti.
Finchè si parlerà solo di ideologie non si affronteranno mai i contenuti. E' questo il problema dell'Italia. E i politici guadagnano sulle nostre divisioni!
Io non ci sto più. Da adesso voglio parlare di contenuti.


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6 febbraio 2008

Nell’Italia dei laureati che non sanno scrivere, c'è un mondo in cui ogni giorno la gente scrive e legge!

Un articolo di Michele Smargiassi pubblicato oggi su Repubblica (R2) titola: Nell’Italia dei laureati che non sanno scrivere. L'articolo inquadra appena uno dei tanti aspetti desolanti del decadimento culturale del nostro Paese.

Ma se oggi io dicessi che esiste un micro mondo che va in controtendenza?

Esiste un mondo:
in cui i giovani e i meno giovani scrivono e leggono ogni giorno
in cui ognuno recensisce e consiglia i libri che ha letto
in cui si parla e si solidarizza sulle cose della vita di ogni giorno
in cui uno scrittore che nessuno conosce può pubblicare i suoi pezzi ed essere letto da centinaia di persone
in cui, incredibile pensarlo, si parla di politica senza necessariamente gridarsi addosso
in cui una fascista dichiarata può dialogare con una persona dichiaratamente di sinistra e avere un confronto civile (mi è successo ieri)

Questo mondo esiste!... è il mondo dei blog, una realtà che (altro che antipolitica!) diventa piattaforma di dialogo civile e di confronto su temi importanti o meno, ed in cui, soprattutto, è possibile avere una cifra diversa degli italiani di oggi.


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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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Il richiamo ad una generazione X sempre più spaesata e individualista, che trova nel collettivo la perpetuazione della propria solitudine: perchè è meglio essere odiati da Dio che trovarsi al cospetto della Sua indifferenza.

 

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