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Diario


5 ottobre 2010

Davide Enia, ITALIA - BRASILE 3 A 2





Libretto gustosissimo, che ripercorre la mitica sfida, descrivendo un quadretto familiare molto riuscito, nei suoi riti e nei suoi tic.

Racconto lieve ma mai superficiale, accompagnato da una vena ispirata di ironia, perfino nelle note che ci spiegano le regole calcistiche con puntuale leggerezza. 


22 novembre 2008

UNA VALIGIA PIENA DI DOLLARI e altre storie

UNA VALIGIA PIENA DI DOLLARI


 racconto di e con
Carla Vitantonio

una produzione
Lucilleidi


“...quello che rimane sono case vuote,
edifici diroccati attaccati dal vento e dal tempo,
vecchie contadine che trasportano grossi pesi sulla testa masticando proverbi in un dialetto dimenticato.
E il ricordo dello stupore e della poesia
che ci riempivano guardando
il lento procedere di una lumaca su un sasso.”




Da dove vieni?
Vicino Campobasso...
Campobasso....Ah, Campobasso, in Basilicata!
....no, veramente, in Molise....
Molise....ah si, quella regione che non ha sbocco sul mare....qual è l'altra provincia, Terni?

Sono emigrata nel 1997 come la maggior parte dei miei coetanei, e come molti di loro non sono più tornata a casa. Io non lo so, sinceramente, non lo so, cosa ognuno di noi si è portato dietro, non lo so, cosa ognuno di noi ha conservato di quella terra.
Ma parlando con i vecchi compagni di scuola e gli amici di un tempo torna, spesso, fuori, il ricordo di una terra dell'infanzia, in cui la realtà delle cose si mescolava felicemente all'immaginario e all'incomprensibile, in cui un lupo mannaro aveva la stessa dignità e tangibilità di un prete o di un sindaco comunista, e le giornate erano lunghe, infinite, antiche come le case attorno a noi.

Ho raccolto per un paio d'anni ricordi, esperienze mie e altrui, proverbi, ricercato tradizioni di cui avevo sentito parlare da piccina. Ho rivisitato i luoghi e le case, confrontato fotografie, incontrato persone che mi avevano conosciuta da piccola e non si ricordavano più chi fossi.
Non posso e non voglio parlare di uno studio, di un lavoro rigoroso e metodico, ma di un accidentato e tortuoso percorso fatto seguendo quello che Piervittorio Tondelli chiamava “l'odore”, un sentire profondo, nascosto e viscerale.
Alla fine di questo percorso è nato “una valigia piena di dollari”.

___________________________________________________________

il 26 novembre, presso lo spazio "Capo di Lucca", in via
Capo di Lucca 12 a Bologna, andra' in scena
"Una valigia piena di dollari",
racconto di e con Carla Vitantonio
lo spettacolo comincera' alle 19.30
L'ingresso e' di 15 euro e prevede lo spettacolo e una cena
a base di prodotti molisani. L'ingresso, riservato a 60
persone, avviene solo attraverso la prevendita.
Potete richiederla scrivendo a questo indirizzo:
paoloballarin@libero.it
______________________________________________

Inoltre il 9 dicembre alle ore 20°° debuttera', presso la chiesa di Santo
Stefano a Bologna, il monologo "Gettero' fuoco sul
Paradiso"
, storia di Rabi'a, mistica islamica. L'orario e'
ancora da definire (per saperne di più, visitate il blog di Carla Vitantonio), ma l'ingresso
sara' gratuito.



10 ottobre 2008

Modulazione di Frequenza

Modulazione di Frequenza
laboratorio di teatro e radiofonia
condotto da Carla Vitantonio
in collaborazione con Radio Kairòs




Le LUCILLEIDI, ovvero
Il blog di Carla Vitantonio
attrice



Ti piacerebbe imparare a raccontare le tue storie alla radio?
Ti piacerebbe fare un'esperienza di radiodramma?
Vuoi partecipare alla messa in onda di un programma radiofonico?
Partecipa a Modulazione di Frequenza!!!




Quando: ogni giovedì, dal 16 ottobre, dalle 20.00 alle 23.00
Dove: TPO, via Casarini 17/5, Bologna
Info, iscrizioni, curiosità, menate: laboratori@lucilleidi.net   338-3712132
Approfondimenti, curriculum della Vitantonio, amenità: www.lucilleidi.net     www.radiokairos.info


18 settembre 2008

E' morto Leo De Berardinis

Ho appena appreso, da uno splendido post di Lucilla,
che dopo 7 anni di coma a seguito di un intervento chirurgico,
si è spento questa mattina
LEO DE BERARDINIS,
attore e regista tra i più significativi nel panorama italiano.




Questo post è il mio modo per onorarne il nome e la memoria.



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permalink | inviato da ioTocco il 18/9/2008 alle 22:20 | Versione per la stampa


1 luglio 2008

Lo spettacolo di Carla Lucilla

Questo post è dedicato a lei, Lucilla, ovvero Carla Vitantonio, bravissima attrice teatrale di cui sono fan.



Carla è autrice, regista e attrice, e porta in giro i suoi spettacoli per l'Italia e per l'Europa.
Prima di partire per Londra, proporra qui a Bologna un suo racconto, una favola per grandi e piccini.
Io mi do da fare e pubblicizzo l'appuntamento, perchè val sempre la pena di passare una serata di teatro, all'aperto, con una birra in mano, in compagnia anche se si è soli.
E allora accorrete numerosi!


venerdì 4 luglio ore 21.00
Parco dei Giardini, via dell’Arcoveggio 59/8 - BOLOGNA
All’interno del Festival  Giardino dei Popoli

“Una valigia piena di dollari”


Visitate il blog di Carla





5 maggio 2008

Occhi d’un nero intenso

Occhi d’un nero intenso...

Erano quelli dell’attrice, non ricordo il nome, non quelli dolci da Tempo delle mele, piuttosto quelli grintosi di Flashdance, quelli da pantera, da ce la farò.
Sophie Marceau, la prima cotta cinematografica. No, piuttosto Jennifer Beals, con lo sguardo aggressivo e i riccioli in disordine. La vita stretta da ballerina mancata e un’energia speciale dentro.
Flashdance l’ho visto quattro volte, in quel cinema che prima era un teatro, lo stesso dove ho visto il primo film da adulto, senza genitori, I Barbapapà, mi pare.
Per il cinema ho sempre avuto passione, ancora non capisco perché mia zia Lina se la prendesse tanto per il fatto che c’era un teatro in meno.
- Mbe’?… adesso c’è un cinema in più - le rispondevo. E lei s’incazzava.
Ma alla fine la rispettavo, anche quando diceva che il teatro è d’un altro livello, con l’alterigia di chi sa di capirne di più.
- Ti mancano le basi, che vuoi farci?… colpa di tua madre. -
Da bambino, in effetti, sono state rare le occasioni in cui frequentare un teatro.
Quelle poche volte andavo con zia Lina, che era abbonata e s’intestardiva con mia madre perché a suo parere se le persone andassero a teatro fin da piccole il mondo funzionerebbe meglio.
Per la verità, a mia madre andava pure bene che mi togliessi di torno per tre ore, che così poteva dare lo straccio per terra e magari la cera. Ma quello che non andava giù a zia Lina era che potessi seguirla solo per scomparire un pomeriggio intero da casa.
- Sì, per favore, portatelo in giro così mi faccio il corridoio -
- Guarda che me lo porto a teatro - rispondeva zia Lina, sottolineando la necessità dell’evento.
- Meglio! Posso fare magari salotto, cucina e camera da letto! -
Così, a forza di cera sui pavimenti mi sono fatto una cultura.
Dello spettacolo poi non è che me n’importasse, a otto anni: seguivo male la storia, non capivo i dialoghi, non m’appassionavo ai personaggi.
L’unica cosa che mi piaceva era l’inizio; mi cullavo nel brusio di sottofondo prodotto alle mie spalle (zia Lina aveva la prima fila) e mi divertiva aspettare il suono della prima campanella, quando ogni rumore sarebbe cessato di colpo per poi riprendere in crescendo.
Alla seconda campanella mi voltavo. La cosa che m’affascinava di più era osservare come tutti gli spettatori fossero ancora distanti dai posti assegnati con una logica quasi matematica. Il signore sudaticcio in giacca e cravatta dietro di me doveva raggiungere nientemeno che i palchi, e diceva all’amico con la pipa di non preoccuparsi, che ancora c’è tempo. Poi lanciava benedizioni papali a una decina di persone ad ogni angolo della sala, come a dire “tra un po’ ci vediamo su”.
Alla terza campana si scatenavano gli avvoltoi della poltrona libera, quelli che avevano il posto in galleria e pregavano perché il commendatore Arena non venisse. “Quella è la sua poltrona, di solito è puntuale, vuoi vedere che non ha trovato parcheggio?”
Zia Lina m’insegnava a riconoscerli già dalla prima campana: - Guardali; tutti fermi ai lati della sala, aria circospetta, viso paonazzo. -
Ci azzeccava sempre.
La cosa che mi meravigliava era vedere come, con tutto quel casino di posti da conquistare, file intere occupate da una persona sola (“Guardi che chiamo la maschera. Questa è storia d’ogni volta!”), gente che andava, veniva, salutava, rideva, vociava, rimproverava, correva, quattro minuti dopo il suono della terza campana tutto questo era miracolosamente un ricordo. C’ero rimasto io, con quel tendone rosso porpora davanti, con quelle due parti austere e magiche che al via di non so quale forza misteriosa si sarebbero aperte per catapultarmi in una storia non mia, tutta nuova, bella o brutta non importava in quel momento, perché quello era il momento in cui io, solo io, stavo entrando nella favola segreta: era il momento in cui s’apriva il sipario.




Nota bene: il testo contenuto nella presente è sempre protetto da copyright e non può mai essere utilizzato a meno di esplicita ed inequivoca autorizzazione da parte dell'autore.


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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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