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16 luglio 2009

Arriva il caricabatterie unico

A partire dal 2010 l'incompatibilità dei caricatori per i telefoni cellulari non sarà più un problema per noi utilizzatori, poiché la Commissione Europea ha invitato i principali produttori di telefonia mobile a standardizzare i caricatori nell'UE, trovando un accordo per risolvere questo problema senza il ricorso a strumenti legislativi.
Attualmente, infatti, come tutti noi ci siamo accorti :), nell'Unione Europea esiste in produzione una gran varietà di caricatori per i telefonini, e molti di essi possono servire a caricare soltanto un determinato tipo di telefono cellulare.
L'industria s'impegna quindi ad assicurare la compatibilità dei nuovi telefoni cellulari ad un modello unico di caricatore, basato sul connettore Micro-USB come interfaccia per il caricamento.
Il micro USB, per intenderci, è l'interfaccia che tutti noi abbiamo imparato a conoscere per connettere le macchine fotografiche digitali al PC di casa e scaricare le foto (almeno per quei PC che non leggono le CARD e per quei sistemi che non hanno il wireless).
Le previsioni dicono che la prima generazione di nuovi telefoni cellulari con caricatore intercompatibile arrivi sul mercato UE a partire dal 2010.
Attendiamo speranzosi...




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5 maggio 2009

Perchè facevate le torture?

Ecco: la domanda che doveva venire, pressante, per bocca del mondo, è stata finalmente posta per bocca di un bambino.
"Signora Rice" ha chiesto un alunno di una scuola elementare alla ex Segretario di Stato Condoleezza Rice, "Perchè fu attuato il waterboarding?"
In realtà, ha raccontato al Washington Post la mamma dell'alunno, originariamente la domanda del piccolo Misha doveva essere ancora più dura e solo l'intervento delle maestre lo ha convinto a formularla in modo diverso evitando l'utilizzo della parola "tortura".
E' seguita risposta convenzionale ma, sembra, piuttosto imbarazzata.



Scrive il quotidiano La Stampa:
Non si tratta comunque della prima volta che la Rice è costretta a difendere in pubblico le "controverse pratiche di interrogatorio", equiparate a vere e proprie torture, adottate da Bush e che lei è stata una dei primi ad approvare.
La scorsa settimana, per esempio, si era trovata sotto il fuoco di fila delle domande degli studenti della sua Stanford, l’università della California dove la Rice è tornata ad insegnare conclusa l’esperienza a Washington. Anche in quell’occasione aveva difeso la legalità delle scelte dalla passata amministrazione: «per definizione, se sono state autorizzate dal presidente non violano i nostri obblighi nei confronti della convenzione contro la tortura». Frase, hanno sottolineato commentatori americani, che riecheggia la famigerata affermazione di Richard Nixon: «se è fatto dal presidente allora non è illegale».

In realtà, questi sono gli unici rischi che l'Amministrazione Bush correrà. Nulla di più. Nessun processo per crimini, nessuna vera forte condanna, almeno politica.
Però, per bocca di un bambino, il mondo per un attimo ha fatto sentire il suo profondo dissenso. E chissà, la prossima domanda innocente potrebbe essere: "in assenza di giudizi o di condanne, siete almeno capaci di provare vergogna?"



13 febbraio 2009

Crisi e privacy

Grazie al decreto "milleproroghe", collegato alla Finanziaria, le società promozionali potranno prendere gli elenchi telefonici precedenti all'agosto 2005, e telefonare per attività promozionali, anche a chi si era opposti a questo tipo di chiamate.

Ricordate? Con i nuovi elenchi telefonici, intorno al 2006, era stato chiesto a tutti noi di scegliere, se voler ricevere chiamate commerciali o no. Si poteva scegliere anche se e come comparire nell'elenco.
Il disegnino di una busta o di una cornetta avrebbe accompagnato il nostro cognome. La presenza di questi simboli avrebbe indicato che siamo disponibili a ricevere lettere o telefonate promozionali.

Una parte degli italiani ha dato il consenso alle chiamate con offerte commerciali, mentre la maggior parte ha detto no (dunque non c'è il simbolo accanto al cognome).

Ora questa protezione da chiamate moleste, a volte asfissianti, viene cancellata. Il Governo dice che così si potrà salvare circa 30000 posti di lavoro.

La risoluzione della crisi, pertanto, rimette in gioco diritti che per molti di noi erano già acquisiti. Risponderemo nuovamente allo squillo del telefono ad ogni ora per sentire una voce registrata che vuole venderci dell'olio.



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11 febbraio 2009

non è stata concessa nemmeno la pietà

Si vorrebbe e si dovrebbe tacere, ma proprio non ce la si fa. Anche perché tacere, di fronte alle urla e agli insulti altrui, rischia di sembrare una diserzione. E dunque: leggo le scritte "Beppino boia" tracciate sui muri da fanatici dementi, e ritrasmesse da un paio di telegiornali (potevano risparmiarselo: non sempre la merda è una notizia). Leggo la dichiarazione di un anziano attore (del quale taccio il nome perché mi vergogno per lui) al quale il signor Englaro "ricorda il conte Ugolino". Mi chiedo da quale spelonca arrivino questi pensieri mostruosi; se e quanto riflettano una mostruosità solamente rimossa per pochi decenni, ma presente da sempre nelle viscere di un paese ignorante e bigotto; se e quanto siano invece il frutto di una mostruosità tutta nuova, prodotta dall' incrocio venefico tra vecchie incrostazioni reazionarie e il modernissimo abuso mediatico della parola anche da parte di chi non ne conosce il significato e il peso; infine se non abbia confidato troppo, il signor Englaro, nelle capacità morali e legali di un paese sostanzialmente immorale e illegale. Esporsi al giudizio di una comunità è un atto nobile e umile, ma se la comunità è così fortemente dominata dalla menzogna e dalla superstizione, quanto vale il suo giudizio? Antigone ebbe il privilegio di ribellarsi alle leggi. Ma come ci si ribella all' illegalità?

MICHELE SERRA




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5 febbraio 2009

Tenta di impiccarsi in cella. Condannato a pagare le federe

Una storia molto italiana, purtroppo.

Da La Repubblica del 02 febbraio 2009   pagina 5

ROMA - Disperato, senza orizzonti, solo con i suoi pensieri in quella cella. Il detenuto curdo decide di farla finita, riduce due federe a striscioline, si mette il cappio al collo. Ma ecco che le guardie del carcere triestino del Coroneo intuiscono la situazione, e all' ultimo momento lo salvano.
Storia a lieto fine? Sì, ma con multa.
Lo Stato italiano rivuole i soldi delle federe. Sette euro.
L' aspirante suicida, che nel frattempo è uscito di prigione e ha anche ottenuto asilo politico, rimborsa il dovuto e pensa che sia finita lì. E invece no. L' ingranaggio micidiale ormai si è messo in moto, come racconta Il Piccolo di Trieste. Sarà pure stato depresso e incline a lasciare questo mondo ma il curdo ha fatto a pezzi quelle due federe.
Un magistrato lo rinvia a giudizio per danneggiamento aggravato. La motivazione è molto severa: «Con coscienza e volontà distruggeva un bene della Pubblica amministrazione». In primo grado i giudici si convincono che non bastano i sette euro già risarciti, ci vuole una sanzione, deve rimanere agli atti che anche chi si suicida ha degli obblighi da rispettare, non può usare impunemente beni di proprietà altrui solo perché pressato dall' emergenza. Alla fine quantificano la multa: 30 euro.
Basta così? No, si va avanti. E' storia di pochi giorni fa. Il difensore del curdo ricorre in appello e chiede, in sintonia con il rappresentante della Procura generale, che il suo cliente venga assolto. In fondo, la situazione in cui si è prodotto il reato, cioè il danneggiamento delle federe, era stata drammatica, il detenuto si trovava in uno stato di evidente prostrazione, aveva deciso di porre termine ai suoi giorni, si era guardato intorno e quelle due federe gli erano sembrate l' unico modo di attuare l' insano proposito...
Tre magistrati si riuniscono in Camera di consiglio e discutono fra di loro del caso. Consulto delicato, forse anche tormentato. L' arringa dell' avvocato e la disponibilità dell' accusa non fanno breccia. La legge è la legge. Il curdo non può essere assolto. Arriva una nuova condanna. Però una crepa si è aperta. In appello la multa viene ritoccata: invece di trenta euro, ne bastano, a saldare il conto, venticinque.
E' presto per conoscere le motivazioni della sentenza ma non appena arriverà non è affatto escluso che la faccenda delle federe approdi in Cassazione. E poi dicono che la giustizia non funziona.

ALESSANDRA LONGO


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28 gennaio 2009

(La dis)unità della sinistra

Troppo vera per non pubblicarla. Da leggere!!!

scissioni

Il Movimento per la Sinistra - ovvero i vendoliani ex bertinottiani fuoriusciti da Rifondazione Comunista - ha diffuso il suo primo comunicato. Per contestare un altro comunicato, firmato invece da Rifondazione per la Sinistra, ovvero gli ex vendoliani post-bertinottiani che sono rimasti dentro Rifondazione Comunista (nata, si ricorderà, dalla scissione del Partito democratico della sinistra). Lodevole l'obiettivo: evitare la confusione. Un obiettivo del resto condiviso dal gruppo di Sinistra Democratica, fondato dai dissidenti dei Democratici di sinistra, ma anche dal Partito dei Comunisti Italiani, nato dalla terzultima scissione di Rifondazione Comunista, e persino dal Partito Comunista dei Lavoratori, frutto della scissione precedente. Da tutti coloro, insomma, che si distinguono dal Pd perché credono nello stesso sogno: l'unità della sinistra.
SEBASTIANO MESSINA


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20 gennaio 2009

da Repubblica - diario da Gaza

Se verrà la guerra Marcondiro'ndero
se verrà la guerra Marcondiro'nda
sul mare e sulla terra Marcondiro'ndero
sul mare e sulla terra chi ci salvera?
ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà

La guerra è dappertutto Marcondiro'ndero
la terra è tutta un lutto chi la consolerà?
Fabrizio De André:Girotondo

Ma la rabbia cresce tra i figli delle vittime

Aspettavamo il discorso del premier israeliano Ehud Olmert accalcati alla radio. Sognavamo: "Finirà la guerra". Ma invece... "Le nostre grida di dolore - ci dice - lo toccano". Ci promette "cibo e aiuti umanitari". Si scusa "sinceramente d' averci causato 'disagio' ", proprio queste parole. Assicura che "non è lui il nostro nemico", ma Hamas. Col sottinteso che i civili avrebbero dovuto ribellarsi agli integralisti.
E invece, è successo questo: ad esempio la storia di Alaa, un nostro coinquilino. Anzi, era il più amato dal condominio. In particolare lo adorava Haja Na' oom, un' anziana che abita da sola al quarto piano. Lui le portava la spesa, le aggiustava casa, le faceva compagnia.
Alaa aveva fra i 20 e i 30 anni, due bimbe e un maschietto in arrivo. Lui, ripeteva, voleva per loro un futuro. Quando s' è accorto che nel bersaglio delle forze armate era la popolazione civile; quando ha contato i morti, i feriti, gli arrestati; soprattutto, quando ha visto la fanteria annientare nell' avanzata le case di Tel el Hawa giusto in fondo alla nostra via, ha salutato i familiari e raggiunto i combattenti.
Alaa è andato in prima linea con un' arma rudimentale, il suo corpo e la sua fede contro i tank e i cacciabombardieri. L' altra notte Alaa ha telefonato da Zatoun, nell' ora dei bombardamenti più intensi. La madre ha subito capito che la voce era diversa: fioca, piena di emozione, di dolore. Infine lui gliel' ha detto: era stato colpito allo stomaco. Inutile chiamare i soccorsi, che non potevano aiutare nemmeno i civili. I suoi l' hanno chiamato tutta la notte. All' alba la sua voce era sempre più debole. Poi non ha risposto più.
Ieri hanno recuperato il corpo di Alaa. Chi l' ha visto dice che è morto piano piano, dissanguato, accostato a un muro. Abbiamo visto degli uomini che lo portavano su per le scale. Al funerale, allestito nello spiazzo sotto casa, c' era il condominio intero.
Noi col tempo dimenticheremo quel giovane. Ma i figli di Alaa, com' è naturale, come tanti altri figli in queste ore, cresceranno nel culto del padre.

SAFA JOUDEH


13 gennaio 2009

La dieta dal volto umano

Sempre più spesso leggo blog (di persone giovani, soprattutto) il cui tema centrale è la moda, ma in cui trovo un atteggiamento ossessivo nei confronti della forma, del peso, del girovita.

Ho avuto occasione, un paio di anni fa, di visitare il reparto disturbi del comportamento alimentare del prof. Emilio Franzoni, presso la Neurologia Pediatrica Ospedale Gozzadini Policlinico S. Orsola a Bologna, e di conoscere realtà come l'anoressia o la bulimia "dal vivo", osservando con dolore gli effetti devastanti che questi disturbi possono avere sul corpo di una ragazzina e sulla sua famiglia.
Percorsi di anni e anni, scommesse vinte e perse, famiglie rinate o distrutte, ma soprattutto persone che muoiono o sopravvivono. Di questo stiamo parlando.
In mezzo c'è il lavoro, la cura, l'amore di tanti medici, psicologi, infermieri, volontari.


L'argomento è difficile e non intendo certo esaurirlo.
Non demonizzo le diete, anzi! L'obesità può essere un grosso problema, ed è sempre meglio cercare di sentirsi in forma.
Ma ho letto, ieri, questa breve intervista su Repubblica, ad un nutrizionista, Pietro Migliaccio, che ha dato una lettura a mio parere molto intelligente dell'idea di "mettersi a dieta".
Vi invito a leggerla con me.


'Si vince solo con strategie dal volto umano'

«Un regime troppo drastico restituisce tutto il peso, e con gli interessi».
Pietro Migliaccio, medico nutrizionista a Roma, è da sempre sostenitore della "dieta dal volto umano".
Non è una contraddizione?
«No, ci sono gli accorgimenti giusti: variare spesso la composizione per evitare la noia, introdurre dei giorni di libertà, far di tutto perché la vita sociale non venga intaccata. E due principi non dovrebbero mai essere abbandonati: non prescrivere i cibi sgraditi e non bandire quelli graditi». Ma questo regime è anche efficace?
«Sì, perché insegna a guardare alla dieta come a una gratificazione, non una punizione. A un mezzo che permette di acquistare salute e fiducia. Se si cercano successi troppo rapidi attraverso digiuni, maratone o addirittura farmaci si rischia la ricaduta. E non c'è da stupirsi se chi riprende peso dopo sacrifici così duri sia depresso».
Non necessariamente una persona sovrappeso è depressa.
«No, ma essere obesi è davvero dannoso per la salute. Non solo perché i chili di troppo portano a problemi alle ossa e alle articolazioni, o al diabete. Ma anche perché chi smette di controllare il peso finisce con lo scivolare sempre più in alto. Da novanta si passa a cento, e via ingrassando». Di fronte ai sovrappeso impenitenti qual è la sua tecnica?
«Un nutrizionista, come tutti i medici, deve essere anche un po' psicologo. Se proprio una persona non vuole saperne di mettersi a dieta, può almeno porsi l' obiettivo di non aumentare peso. Anche se si acquistano solo un paio di chili, occorre mettersi subito all' opera per buttarli giù. Porre degli obiettivi raggiungibili è il compito del medico. Ma poi spetta al paziente raggiungerli».
ELENA DUSI


2 dicembre 2008

In Dipendenza

Proprio ieri discutevo con una persona. Nel presentare se stessa, mi dice: sono totalmente indipendente.

Sei indipendente.

Da cosa, esattamente, non dipendi?

Non so, mi dice. Sono indipendente da tutti.

Fumi?

Sì.

Allora sei dipendente dal fumo.

Smetto quando voglio, mi risponde.

Ammesso che sia vero. Lavori?

Sì. Sono impiegata.

Allora dipendi dal tuo datore di lavoro.

Solo per lo stipendio, sì.

E per le ferie, aggiungo.

E quando esci da casa al mattino? Le chiedo, non dipendi dall’autobus che attendi alla fermata?

Potrei farmela a piedi, risponde.

Bene, le dico. La tua incolumità dipenderebbe dalle centinaia di persone che si mettono in strada ogni giorno, dal fatto che loro guidino bene e non ti mettano sotto.

A mensa, dipendi dalla persona che ogni giorno prepara il sandwich che mangi. Se ti curi, dipendi dal medico che ti visita, dall’infermiere che ti medica, dall’azienda farmaceutica che confeziona i farmaci che mangi e di cui non sai nulla. Da quante persone, esattamente, già dipendi?

Da chi, allora, sei indipendente?

Non so, sono libera.

E’ un dato di fatto, le rispondo. Non vedo manette ai tuoi polsi.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. La nostra libertà ha un presupposto, che ne è fonte necessaria, anche se non sufficiente: tutti noi siamo interdipendenti. Se oggi affondo io, il domani sarà più difficile per te.

Gli Stati cercano l’indipendenza, ma poi trattano per non rimanere isolati; l’occidente comunitario vuole non dipendere dagli extracomunitari, di cui ha però bisogno per garantirsi un futuro.

Tutti siamo assolutamente interdipendenti, ma tutti ci comportiamo come la ragazzina che proclama la sua indipendenza.

Nessuno di noi sembra ancora aver capito la portata del problema:

non si può salvare mezza nave, se l’altra mezza affonda.

 


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1 dicembre 2008

L'impegno politico ai tempi di Facebook



L'onda in piena travolge tutti: è la Facebook mania.
La comunicazione è veloce (con la chat addirittura istantanea), e la comunità di "amici" può farsi davvero immensa. Ogni giorno arriva qualcosa come una cinquantina di notificazioni che riempiono le mail e ci fanno sentire fortemente connessi.
Ho scoperto amici e amiche che non credevo di avere e ritrovato, con piacere sincero, persone del mio passato, con cui scambiare un: "oilà, anche tu qui?"
E poi ci sono i gruppi, da quelli "di cazzeggio puro" a quelli più impegnati:
Ad esempio
I rifiuti intelligenti,
Che Guevara t.v.b. .,
Quelli che non hanno mai abbracciato George W. Bush e ne sono fieri.,
Per RICORDARE,
Salva i Blog! Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera (DdL C. 1269),
Ex Alunni Liceo Classico Statale Giuseppe Garibaldi Palermo,


Ai gruppi o alle cause di cazzeggio non ho alcun problema a iscrivermi, con un click sono annesso a cose fantastiche, da cui mi cancello con un altro click.
L'ultimo frequentato?

ASSOCIAZIONE DONATORI D'ORGASMO :-)

Ma i gruppi seri?
Supponiamo che uno ti inviti a diventare fan di
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri eroi
Io mi blocco, non ce la faccio.
Che significa: "e gli altri eroi? chi sono? Hanno nomi? ...e poi, che significa diventare fan?
Cos'è? Vasco Rossi?

La discussione politica ai tempi di Facebook si banalizza.
I dibattiti si svolgono dentro questo contenitore del tutto e niente, dove le idee non sono approfondite, segno dei tempi, un SMS del cervello.
I gruppi badano alle adesioni: quanti siamo? Quanti sono gli altri? Chi vince?

Il fenomeno Facebook, evidentemente, deve fare il suo corso. Finirà, come ogni moda.


20 novembre 2008

Ancora sul G8 di Genova e sulla giustizia "mancata"

Da una lettera a Repubblica del 19 novembre



Da Manganelli atti concreti non solo spiegazioni

Caro direttore, abbiamo seguito su Repubblica la replica dell' onorevole Veltroni alla lettera del capo della polizia Antonio Manganelli. Chi scrive ha vissuto personalmente la tragica nottata del 21 luglio 2001 e da allora si batte per evitare che episodi simili possano ripetersi. Ci permettiamo di ricordare alcuni fatti di questi anni, al fine di collocare meglio l' offerta di spiegazioni del dottor Manganelli: 1) nessuno, al vertice dello Stato, ha finora ripudiato il blitz alla Diaz come indegno di un regime democratico; 2) per sette anni, come denunciato dai pm, la polizia ha ostacolato il lavoro dei magistrati, impedendo fra l' altro il riconoscimento di molti dei responsabili delle violenze; 3) 27 dei 29 imputati, e in particolare gli altissimi dirigenti di polizia oggi assolti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rifiutando così di offrire quelle spiegazioni che lo stesso dottor Manganelli ritiene necessarie; 4) lo stesso Manganelli, deponendo come testimone, non ha colto l' occasione per fornire le «spiegazioni» che ora vorrebbe esporre in altre sedi; 5) nessuno dei 28 condannati nei processi Diaz e Bolzaneto è stato rimosso dall' incarico. Per queste ragioni crediamo che le «spiegazioni» del capo della polizia debbano essere accompagnate da atti concreti, come le scuse formali alle vittime degli abusi, auspicate su Repubblica anche da Valerio Onida; la collocazione dei condannati a ruoli senza relazione diretta con i cittadini; la massima collaborazione con la magistratura per le inchieste ancora aperte, a cominciare da quella «contro ignoti» per il tentato omicidio di Mark Covell davanti alla Diaz. Crediamo anche che il parlamento dovrebbe discutere al più presto alcune proposte di legge come l' obbligo per gli agenti in servizio di ordine pubblico di indossare codici che li rendano identificabili e l' istituzione di un organismo indipendente cui denunciare eventuali abusi delle forze di sicurezza: sono strumenti diffusi in molti paesi europei. Un intervento tardivo e solo verbale, senza atti concreti, avrebbe solo il sapore della beffa.

Lorenzo Guadagnucci, Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per Genova)


15 novembre 2008

La Camera ci riprova: avanti il DDL anti-blog

Bene! Giusto per non farci mancare nulla, potremmo dire che ci risiamo.
Avete presente?

Era l'ottobre del 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto "DdL Levi-Prodi", disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l'obbligo di registrazione al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sui blog dei reati a mezzo stampa.

Passa un anno: oggi, novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).

Per i bloggers italiani significa dover ricominciare daccapo: si formano i primi gruppi su Facebook (definito il blog dei pigri, blog globale, chat o quello che è), si mettono i banner sui blog (io l'ho già posto in bella evidenza) e si spera che qualcosa si muova in difesa della libertà di espressione sul web (almeno sul web...)

Sembra che i blog a rischio siano soprattutto quelli che hanno una seppur minima attività lucrativa, come ad esempio quelli che hanno banner pubblicitari su cui guadagnano anche pochi soldi.

Lascio qui alcuni link per l'approfondimento. Intanto, c'è un gruppo su Facebook che ha già raccolto in poco tempo centinaia di adesioni. Ci arrivate dal banner in alto a sinistra di chi legge.

Petizione -
No alla Legge AntiBlog

La Camera manda avanti il DDL anti-blog

Editoria, la nuova legge guarda anche al web

(il blog di) Daniele Minotti


13 novembre 2008

G8, sentenza per la Diaz

assolti i vertici della polizia. L'aula grida: "Vergogna"

Dunque per i fatti di Genova non c'è giustizia. O almeno, la giustizia non colpisce i potenti, potremmo pensare.
Il verdetto per l'irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, vede l'assoluzione per Gratteri (ora capo anticrimine) e Luperi (n.1 dell'ex Sisde).
Infine, pagano solo gli agenti, quelli operativi, quelli che avevano ricevuto ordini. 13 le condanne.

In totale erano 28 i poliziotti sul banco degli imputati, ma il collegio presieduto da Gabrio Barone ha deciso di emettere 13 condanne, esclusivamente nei confronti dei responsabili delle violenze all'interno della scuola. Sono state inflitte condanne per 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa.

Assolti, dunque, i funzionari di polizia che firmarono il verbale di perquisizione e cioè Gratteri, Luperi e Calderozzi.

La totalità delle condanne riguarda i componenti del Settimo nucleo mobile di Roma, del suo capo dell'epoca Vincenzo Canterini condannato a 4 anni e accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni, e dai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, condannati a 3 anni e accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè è invece stato condannato a due anni di reclusione.

Per la vicenda delle molotov introdotte all'interno della scuola, invece, Pietro Troiani è stato condannato a 3 anni e Michele Burgio a 2 anni e 6 mesi, ambedue erano imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi. Infine Luigi Fazio è stato condannato a un mese di reclusione.

Alla lettura della sentenza, dopo 11 ore di camera di consiglio, si è levato il grido 'vergogna, vergogna!' dai settori del pubblico che affollava l'aula.

Il primo processo ad essere celebrato per i fatti di Genova è stato quello per le violenze di strada che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Ne ho parlato già QUI
Il secondo è stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. Il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.
Ne ho parlato QUI.

Il dibattito su quella sospensione della democrazia in Italia, che come i fatti confermano resterà solo parzialmente e superficialmente punita, può risultare ormai anacronistico. Ma c'è gente, come me, che non ha alcuna voglia di dimenticare.
Io non dimentico.



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6 novembre 2008

Lettera di Oliver Stone su Repubblica - da leggere!

... avrei potuto scriverla io stesso.



caro mr. bush, che sollievo lei non sarà più presidente

Gentile signor Bush, mentre cerco di scrivere questa lettera mi sento come lei a una delle sue leggendarie conferenze stampa: non so cosa dire. Se non quello che è ovvio: provo un enorme senso di sollievo in vista del fatto che lei non sarà più presidente degli Stati Uniti. L' America è una nazione che concede una terza, e anche una quarta occasione, ma per fortuna non è così nel suo caso. Qualche anno fa non sarei nemmeno stato in grado di comporre una simile missiva. Quando lei lanciò la guerra in Iraq ne fui estremamente turbato, specialmente se si considera che sono un veterano del Vietnam, perché vedevo ripetersi la storia. Una delle ragioni per cui feci il film Alexander era per potermene andare da questo paese e allontanarmi dalla sua politica. Ma nel frattempo ho imparato a mettere da parte i miei sentimenti, per quanto spiacevoli. E così sono stato in grado di mettermi nei suoi panni e fare un film su di lei. E ci creda o no, sono riuscito a esorcizzare qualche demone. Ma questo ha cambiato la mia opinione su di lei? Senz' altro no. Mi hanno chiesto che genere di raccomandazioni avrei per lei ora che sta lasciando il suo incarico. E la prima cosa che mi passa in mente è lei in tribunale, o lei a rispondere sul banco dei testimoni, in altre parole lei perseguitato per lungo tempo dall' ombra dei suoi crimini, come nei Miserabili o nei romanzi di Dostojevskij, fino al giorno in cui aprirà gli occhi su se stesso. Lei, a mio parere, ha violato la legge. Lei ha mentito e occultato. Il suo peccato più grande è stato politicizzare e sfruttare l' attacco dell' 11 settembre per i suoi fini. Lei si è comportato come se il suo potere fosse permanente, come se fosse re Giorgio IV. E i danni che ha prodotto non se ne andranno via in un anno. Avendo un ego smisurato, forse le piacerà l' idea che parleremo ancora di lei di qui a trent' anni. O che il suo impatto sarà molto più forte di quello che hanno lasciato Reagan o Nixon. In verità, lei ha cambiato il nostro paese più o meno quanto Napoleone cambiò la Francia. I miei nipotini vedranno ancora gli effetti delle sue politiche. E chiunque sarà il prossimo presidente rimarrà nella sua ombra per lungo, lungo tempo. Naturalmente io spero che sarà Obama, e che sarà in grado di mantenere le sue inclinazioni riformiste. Ma il suo compito sarà difficile come le dodici fatiche di Ercole. Ma non potrebbe aver fatto almeno qualcosa di positivo? Una sola singola cosa? Quando nel 1960 chiesero a Eisenhower in che modo Richard Nixon, che era stato suo vicepresidente per otto anni, avesse contribuito alla sua azione politica, disse: «Datemi una settimana di tempo e ne riparliamo». Può lei aver fatto di peggio? Sì. E se le fosse andata meglio in Iraq? Allora forse sarebbe stato molto più aggressivo verso l' Iran. E forse contro il Venezuela, forse perfino contro Cuba. Da questo punto di vista, in realtà, siamo stati abbastanza fortunati. Ma c' è comunque anche l' uomo George W. Bush, e non il presidente. Avrei potuto incontrarla molti anni fa, quando tutti e due frequentavamo l' Università di Yale. Ma penso che già allora lei non mi sarebbe andato a genio. Era più uno da confraternite universitarie e mi sembra che l' abbia sempre pensata diversamente da me. Probabilmente se fosse andato personalmente in Vietnam, non avrebbe mai cominciato la sua guerra. E forse avrebbe messo in discussione il suo ego. Ma lei non ha mai riconosciuto i suoi errori. Perciò perfino adesso, dopo aver cacciato i miei demoni su di lei, farei molta fatica a immaginare di bere un bicchiere insieme a lei. Certo, è una nota cupa con cui terminare una lettera. Dopo tutto, nel profondo del cuore, io resto un ottimista. Tutti dobbiamo evolverci, se vogliamo sopravvivere. Perfino lei. Come disse una volta Theodore Roethke: «È nel momento dell' oscurità che l' occhio comincia a vedere». © IFA, 2008 (Traduzione di Fabio Galimberti) -
OLIVER STONE


3 novembre 2008

In attesa delle elezioni




Mi era impossibile non parlarne, è il duello del secolo, avvincente.
Ricorda da vicino la sfida Kennedy - Nixon, e mi auguro che il verdetto finale veda ancora il trionfo democratico.
Sarebbe come dire che si chiude l'era delittuosa dei Bush, e si accede ad un periodo di vera alternanza.
Sarebbe il primo presidente nero, e anche questa è una novità da festeggiare.
Insomma: io tengo per Obama, ma credo che questo sia l'aspetto meno importante della faccenda.
Non resta che attendere, sperare e crederci.



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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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 Chuck Palahniuk,
FIGHT CLUB

Il richiamo ad una generazione X sempre più spaesata e individualista, che trova nel collettivo la perpetuazione della propria solitudine: perchè è meglio essere odiati da Dio che trovarsi al cospetto della Sua indifferenza.

 

 Andrea Camilleri,
LA CACCIA AL TESORO

Migliore degli ultimi Montalbano, meno svogliato, ma non più all'altezza dei primi.

 Davide Enia,
ITALIA - BRASILE 3 A 2 

Libretto gustosissimo, che ripercorre la mitica sfida, descrivendo un quadretto familiare molto riuscito, nei suoi riti e nei suoi tic. Racconto lieve ma mai superficiale, accompagnato da una vena ispirata di ironia, perfino nelle note che ci spiegano le regole calcistiche con puntuale leggerezza. 

 

James Ellroy,
IL SANGUE E' RANDAGIO

Completa la trilogia americana. Più toccante e magico dei primi due, dipinge personaggi inediti e tiene alto il ritmo. Degnissima conclusione di una trilogia esplosiva. 859 pagine che corrono via. Per gli appassionati del genere è un libro imperdibile.

IGORT,
5 è il numero perfetto

Interessante romanzo a fumetti, sul ritorno alla scena e sul riscatto di un vecchio guappo.

Hermann Koch,
LA CENA

Attuale e intrigante racconto sulla "banalità del male", con un punto di vista originale. Scrittura veloce e non sempre efficace, il romanzo merita comunque di essere letto!

 Paolo Sorrentino,
HANNO TUTTI RAGIONE

Da spiaggia!

 Georges Simenon,
LA VERITA SU BEBE' DONGE 
††††

Le anime si scontrano, in questo splendido racconto, in cui ogni personaggio non è casuale, ed ogni azione può essere riletta in sfumature opposte, fino a conclusioni in antitesi tra loro, come quella che porta la sorella di Bèbè, Jeanne, a dire, senza speranza: "A che serve continuare a porsi domande? Facciamo tutto quello che possiamo..."

 

 ERRI DE LUCA,
IL PESO DELLA FARFALLA
††††

Un racconto che mette il lettore alla pari col mondo e lo riporta a una condizione essenziale di uomo. Sorretto da una scrittura un po' ampollosa, ma efficace, scorre lieve e delicato fino all'ultima pagina.

FRANCO ALFONSO,
BARBIERE SI NASCE
††

L'esperienza di vita di un bambino di paese che, in un periodo in cui non era facile sognare, aveva un grande sogno: diventare barbiere a Palermo! Un libro genuino che ha molto da insegnare.

  Letti nel 2009:

SERGIO ROTINO,
UN MODO PER USCIRNE
†††

ANDREA CAMILLERI,
LE INCHIESTE DEL COMMISSARIO COLLURA

 

WILLA CATHER,
IL MIO MORTALE NEMICO

DANILO "MASO" MASOTTI,
IL CODICE BOLOGNA

GIANRICO CAROFIGLIO,
IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA

ANDREA CAMILLERI,
LE PECORE E IL PASTORE

C. AUGIAS, M. PESCE,
INCHIESTA SU GESU'

JAMES ELLROY,
SEI PEZZI DA MILLE


ANDREA CAMILLERI,
LA DANZA DEL GABBIANO

ANDREA CAMILLERI,
L'ETA' DEL DUBBIO


Letti nel 2008:


JAMES ELLROY,
AMERICAN TABLOID



WU MING 4,
STELLA DEL MATTINO



ORNELA VORPSI,
LA MANO CHE NON MORDI



SANDOR MARAI,
LE BRACI
††


WU MING,
PREVISIONI DEL TEMPO
††

 
Andrea Camilleri,
IL CAMPO DEL VASAIO



Georges Simenon,
LETTERA AL MIO GIUDICE
†††


Andrè Gorz,
LETTERA A D.
†††

Lettura in corso
Fabio Levi,
IN VIAGGIO CON ALEX
††

Ultimo letto
Attilio Bolzoni Giuseppe D'Avanzo,
IL CAPO DEI CAPI
††


Fruttero & Lucentini,
LA DONNA DELLA DOMENICA
††††

La mia opinione:
†      passatempo
††    interessante
†††   
da leggere
††††  imperdibile

 

 
Giuseppe Di Stefano

il grande Tenore e un incontro del 1993


              Io dono... e tu?


      JULIO C
RUZ      




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