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Niente di personale, Visti & Riletti


Diario


30 dicembre 2008

Piccoli problemi, ma fastidiosi

Ringrazio tutti quelli che mi hanno lasciato un saluto, Riprenderò a pubblicare, dopo aver superato qualche problema che per il momento ha la sua porca priorità.
Che dire?
Festeggerò senza far rumore la fine di questo 2008, un anno per me complicato, che si toglie finalmente dalle scatole.
Ma mi sembra di capire che di annate semplici non ce ne sono più in fabbricazione...

Un buon Capodanno a tutti.




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23 dicembre 2008

Buon Natale


 ..

  ...

..

.

..

...

......

ebbene

sì: tra tutti i

numerosi auguri

che riceverete,

tra gli SMS ricopiati,

tra le mail riciclate,

gli auguri sinceri e quelli

scambiati nei negozi, in una

atmosfera sempre più festosa

e sempre meno natalizia, arrivano

anche i miei! Davvero: a tutti un sereno

caldo, buon Natale, a tutti quelli

che mi leggono, a quelli che

passano di qui per caso, a quelli che

non hanno tempo, e che per sentire lo spirito

del Natale devono andare a fare acquisti all'Ikea,

a quelli che vanno sempre di fretta,

a quelli che pensano di essere i migliori e a quelli che

pensano di essere i peggiori, a quelli che si polleggiano,

A TUTTI.

UN BUON,

SERENO,

NATALE.

da Marco ;)


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20 dicembre 2008

American Tabloid, quando la scrittura mette la quarta



Questo libro è una bomba!
Quando la scrittura si fa velocità pura, e ti impone di procedere con lei, senza tregua.

Apri la prima pagina, leggi il primo capitolo, il secondo, il terzo... e ci sei dentro. Non riesci a staccartene. Il ritmo è incalzante, grazie a periodi di tre parole o poco più, ed all'uso di frequenti "rapporti" che si alternano al racconto.
Così incalzante da non potersi soffermare che per due righe neanche sull'omicidio più sorprendente (per il lettore).

La storia è mischiata con la fantasia, ma mai fantasia è stata più autorevole.

E' un libro che interesserà più i lettori votati alla politica e all'analisi storica dei fatti, ai tratti di fantapolitica (quanto FANTA?), magari con un gusto pulp: il racconto è forte e non risparmia nulla. Per dirla con l'autore, American Tabloid è un grande dito nel culo degli Stati Uniti d'America!

La storia dei Kennedy e di quell'America ne viene fuori compromessa già dal bellissimo prologo.

I personaggi di Pete Bondurant, Kemper Boid e Ward Littel sono indimenticabili.
Associati ai tanti personaggi della realtà, Howar Hughes, Jack e Bob Kennedy, Hoover, Jack Ruby,
Lee Harvey Oswald.

Ho già comprato la seconda parte (si tratta di una trilogia incompiuta): "Sei pezzi da mille".
Ci sono di nuovo dentro!


James Ellroy

'American Tabloid' è il primo romanzo della trilogia americana (il secondo è Sei pezzi da mille, il terzo non è stato ancora pubblicato). American Tabloid è un crudissimo spaccato dell'America degli anni sessanta. Nel quadro storico, ricostruito con minuzia e puntualità da James Ellroy, si muovono tre personaggi in bilico tra crimine e giustizia, ideali e tornaconto personale, in un viaggio allucinante che culmina con l'omicidio di John Kennedy. CIA, FBI, Mafia, Ku Klux Klan, castristi e sbirri: la (presunta) storia sotterranea degli Stati Uniti di quegli anni esplode in una miriade di collegamenti, piste, relazioni, doppi e tripli giochi, un mosaico disperante in cui nessuno è innocente.

Vedono la luce in questo romanzo personaggi memorabili come Kemper Boyd, Pete Bondurant e Ward Littel, protagonisti di grande spessore che proseguiranno le loro avventure nel seguito Sei pezzi da mille.



16 dicembre 2008

Una giornata di Ivan Denisovic



Speculare al Primo Levi di "Se questo è un uomo", Solženicyn, con Ivan Denisovic, ci fa entrare dentro il gulag, attraverso la ripetitività dei gesti della giornata tipo di Ivan.
Non vi è logica, solo organizzazione ed epopea del lavoro (lo specchio de "il lavoro rende liberi").
Ivan Denisovic è un lavoratore,
soprattutto lavora bene, e alla fine della giornata riesce a sfamarsi nell'attesa di affrontare un nuovo giorno di lavoro.
Non c'è crudeltà, non ci sono aguzzini, non c'è pollice verso. C'è la quotidianità dell'assurdo di un fine pena mai.





Aleksandr Isaevic Solženicyn nacque a Kislovodsk l'11 dicembre 1918. E' morto a Mosca quest'estate, il 3 agosto 2008.
E' stato uno scrittore, drammaturgo e storico russo. Attraverso i suoi scritti ha fatto conoscere al mondo i Gulag, i campi di lavoro sovietici, e, per questo merito, ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1970 e fu esiliato dall'Unione Sovietica quattro anni dopo. Ritornò in Russia nel 1994.


12 dicembre 2008

Sandra Mondaini abbandona le scene

Non è questa la notizia, per carità. Mi sembra giusto che una persona possa ritirarsi a vita privata a 77 anni!
E' che questo è un altro pezzo, e ce ne sono rimasti davvero pochi, di buona televisione che scompare.



Casa Vianello è la banalità quotidiana riproposta con leggerezza, è la televisione di intrattenimento che accompagna una serata al caldo degli affetti. E' rivista, vecchia maniera.
E' l'infanzia cullata dalla presenza di Sandra e Raimondo in bianco e nero e poi a colori.
E soprattutto, è la certezza che un'altra televisione era possibile.
Voglio dire: capisco meglio, vedendo loro, perchè ad un certo punto ho deciso di spegnere il televisore e non riaccenderlo più.

C'è un pezzo dell'intervista a Sandra Mondaini, che potete leggere QUI per intero, che riporto, perchè trovo giusto che rimanga ben sottolineato, di questi tempi:

"Sono stata fortunata nella vita" racconta la Mondaini "con Raimondo stiamo insieme dal 62, ma prima siamo stati fidanzati per tre anni, quindi sono quasi 50 anni. Mi invitò a cena, si dichiarò davanti a una cotoletta, io pensavo scherzasse; non si capiva se faceva sul serio. Non abbiamo mai smesso di ridere, è il segreto per stare bene insieme: noi ridevamo delle stesse cose. Poi abbiamo portato il nostro modo di essere in televisione. Siamo stati anche fortunati ad essere i primi a fare tv in coppia. Poi quando c'è stato il momento dell'esplosione della volgarità siamo stati alla finestra a guardare, non abbiamo accettato compromessi. Siamo di quella generazione in cui l'attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo".



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9 dicembre 2008

E' (quasi) Natale - consigli di sopravvivenza

Su con la vita, pensate positivo!
Ogni anno si avvicina il Natale e le persone si stressano. I regali da comprare, l’ipocrisia della festa, eccetera.
Perchè il Natale stressa così tanto?
Perchè, proprio nel momento della festa, ci accorgiamo che il mondo è pieno di ipocrisia?
In fondo, Natale non è meno artefatto di Halloween, di carnevale a Venezia, di Pasqua con pasquetta.
Natale è Natale, uno degli ultimi baluardi della nostra cultura, forse.
A me piace fare il presepe. I regali, per le persone a cui voglio farli davvero, li compro a novembre, quando per strada non c'è ancora la ressa (vacanze intelligenti? No, regali intelligenti :-)
Cerco di fare regali personalizzati, su cui io possa esprimere la mia creatività, perché regalare qualcosa deve essere un piacere, se no chi me lo fa fare?
Dicembre me lo godo, con il calore delle luci. Racconto a mio figlio la storia della Natività, anche se non ci credo tanto, ma resta pur sempre la più bella storia del mondo; e Gesù, forse non sarà il figlio di Dio, ma resta pur sempre una delle massime espressioni di saggezza della storia del nostro mondo. Natale è semplicemente il suo compleanno. Natale va visto così, secondo me.
E poi c'è questo fatto che la gente esce per strada, e io adoro la gente!


Quindi, pochi consigli per sopravvivere al Natale:
girare per la città senza fretta, guardarsi intorno, smettere di comprare regali se non sono sentiti.
Non sputtanarsi la tredicesima. Regalare pensieri, fatti anche di ciò che abbiamo in casa, ad esempio (ottima idea, regalare un CD fatto in casa, con musica selezionata da noi).
Cancellare i doveri. Il dovere mio corrisponde al dovere di un altro, se elimino il mio dovere, elimino anche il suo e gli faccio il più bel regalo!
Non dimenticarsi, MAI, di comprare qualcosa per se stessi.
Se vogliamo fare del bene, fare una donazione, anche piccola.

Dice: ma è ipocrita pensarci solo a Natale. Rispondo: chi se ne fotte, meglio a Natale che niente!

...e una volta per tutte... godiamoci il NATALE!



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6 dicembre 2008

IL CAPO DEI CAPI - il libro




Il commento di IoTocco

Ho letto questo libro nel gennaio scorso.

Bolzoni e D'Avanzo non smentiscono la loro fama di buoni giornalisti
la storia nera dell'Italia inghiottita dalla piovra
la storia dei corleonesi che volevano fottersi il mondo, ma alla fine sono rimasti fottuti.
Troppi lutti, troppe lacrime, uno Stato che alla fine vince. Il mio cuore nella storia di Palermo.

Rispetto alla fiction, il libro, da cui la stessa è tratta, non salva nulla. Queste pagine non sono terreno di falsa identificazione con i mostri, nè c'è la fascinazione verso il Padrino che invece era sentimento quasi subìto da chi ha guardato la fiction TV. Qui i mostri sono mostri, e quello che si osserva è la loro strategia criminale e la loro lucida follia.

Interessante è la parte finale: dopo l'arresto di Riina padre, si osserva l'ascesa dei figli Giovanni e Salvo. Quest'ultimo tutt'oggi protagonista per i futuri disegni della cupola mafiosa.


Sintesi dal dorso del libro:
L'ultima volta che videro piangere Totò Riina fu al funerale del padre e del fratellino, uccisi da un residuato bellico. Era l'estate del '43 e Totò, un picciotto analfabeta e sporco, primo figlio maschio, diventava a soli 13 anni il capofamiglia. Mezzo secolo dopo, al suo arresto, era l'uomo più potente di Cosa Nostra, ormai diventata Cosa Sua. In un'ascésa sanguinaria e spietata, aveva portato i contadini di Corleone ai vertici del governo mafioso, riscrivendo completamente le regole del gioco tra famiglia e famiglia, tra mafia e Stato. La sua caduta, dopo una latitanza ventennale, protetta forse solo da un'Entità superiore, poteva far credere che l'avventura fosse conclusa. Per raccontarla, Bolzoni e D'Avanzo sono andati - e più volte ritornati - nella sua terra, a parlare con la sua gente, con chi lo ha conosciuto, combattuto, tradito, giudicato. E, ancora oggi, continua a temerlo. Perché tutto è rimasto come prima. Al posto di Totò ci sono i figli Giovanni e Salvo. Le generazioni si danno il cambio ma i cognomi restano sempre quelli: Riina, Provenzano, Bagarella, Bontate e Inzerillo, Di Maggio e Gambino. Corleonesi e Palermitani sono di nuovo sul piede di guerra. E sembra che solo un miracolo li potrà fermare.


4 dicembre 2008

Il capo dei capi

Oggi, su Canale 5, andrà nuovamente in onda la prima puntata della fiction

Il capo dei capi

Pubblico la recensione che ne feci il 16 novembre 2007 su Romareporter.

_______________________

Finalmente ieri ho visto una puntata della fiction Il capo dei capi, la serie tratta dal libro dei giornalisti Bolzoni e D'Avanzo, di cui sono grande ammiratore.
     
Per fortuna o purtroppo, non guardo televisione (se non un telegiornale alla sera e le partite dell'Inter), così non mi era facile convincermi a star lì davanti e mi sono convinto tardi, alla quarta puntata.
La fiction è ben recitata, un palermitano vero e non il solito slang siculo-raulbovese. Tutto, quindi, acquista credibilità, e fa sembrare di assistere a una storia vera. Il problema è, però, che questa storia è vera per davvero. E allora sorgono i primi dubbi.
Partiamo da un distinguo: chi sono i buoni? I buoni sono quelli che combattono la mafia.
In ogni film del filone, lo spettatore ha tutto il tempo per ragionare su questo punto, appassionarsi all'uomo di Stato, che muore per avere avuto troppe palle e aver creduto in quello che faceva. Monta la rabbia al pensiero di chi ci ha spezzato il sogno, di chi ha stroncato la vita dell'eroe che stava spalando un po' di merda.
Ecco: in questa fiction la rabbia non monta: vedi morire gente come Boris Giuliano, Gaetano Costa, Cesare Terranova, e rimani lì, impalato. La loro morte non suscita emozioni; anzi! attendi di sapere cosa farà o dirà adesso Riina, Totò u curtu!
Se non fosse che Giuliano, Terranova, Costa, sono personaggi di uno spessore e di un coraggio che quello da solo dovrebbe offuscare le miserabili gesta di qualunque capomafia.
La produzione ha creato un personaggio a tutto tondo, Riina, che, diciamolo apertamente, emana un fascino a cui è difficile sottrarsi. La storia della sua ascesa somiglia troppo a quella di Michael Corleone, e ci appassiona come se si trattasse del Padrino. Vedi il momento in cui il boss Gambino, il capo americano, riconosce che in Italia adesso comandano i corleonesi. Quello è il momento topico, a questo punto abbiamo un déjà vieux col film di Coppola.
L'alter ego di Riina dovrebbe essere questo personaggio immaginario, Biagio Schirò, totalmente votato alla sua idea di giustizia, per cui sacrifica la famiglia che ama profondamente. Schirò rappresenta tutti i soldati semplici che hanno combattuto la mafia. E' un po' poco, onestamente. Anche perchè Schirò rimane il personaggio meno credibile di tutta la fiction. Ancora, perchè c'erano talmente tanti personaggi reali che potevano fare da contraltare a Riina, ed è un peccato vedere un giovane Falcone in sfondo, e non potere zoomare su di lui, è un peccato vedere il Procuratore Gaetano Costa così incerto, fare il suo dovere solo quando incalzato dal poliziotto Schirò.
Mi viene in mente questa immagine:


Intendo dire che chi ha vissuto Palermo in quegli anni, ed era dalla parte di Costa, certi brividi li prova eccome! I brividi li provo guardando le lapidi di Palermo, non guardando un poliziotto inventato.
Vorrei fare un'altra riflessione: ricordo bene, quando Totò u curtu fu arrestato (viveva in una villa con piscina accanto all'ufficio dove io andavo a lavorare tutti i giorni), ricordo bene, dicevo, il fascino criminale che emanava. Tutti appesi alle labbra di questo mostro, a partire dai giudici che lo interrogavano. Questa è la natura umana ed è difficile ribellarsi. Ma questo fascino è rinverdito alla grande dalla fiction Il capo dei capi, e non è difficile pensare a quale effetto avrà su certi bambini di Palermo, tanto per cominciare. Lavorando come educatore e poi come assistente sociale sui minori, a Palermo, ho incontrato molti bimbi in situazione che noi, per sintesi, definiamo di rischio. Questi bimbi, come tutti i bimbi del mondo, sono spugne, assorbono qualsiasi messaggio. A differenza di altri bimbi, più protetti, nessuno farà loro da filtro, e chi glielo spiega poi che zio Totò fa parte dei cattivi?


2 dicembre 2008

In Dipendenza

Proprio ieri discutevo con una persona. Nel presentare se stessa, mi dice: sono totalmente indipendente.

Sei indipendente.

Da cosa, esattamente, non dipendi?

Non so, mi dice. Sono indipendente da tutti.

Fumi?

Sì.

Allora sei dipendente dal fumo.

Smetto quando voglio, mi risponde.

Ammesso che sia vero. Lavori?

Sì. Sono impiegata.

Allora dipendi dal tuo datore di lavoro.

Solo per lo stipendio, sì.

E per le ferie, aggiungo.

E quando esci da casa al mattino? Le chiedo, non dipendi dall’autobus che attendi alla fermata?

Potrei farmela a piedi, risponde.

Bene, le dico. La tua incolumità dipenderebbe dalle centinaia di persone che si mettono in strada ogni giorno, dal fatto che loro guidino bene e non ti mettano sotto.

A mensa, dipendi dalla persona che ogni giorno prepara il sandwich che mangi. Se ti curi, dipendi dal medico che ti visita, dall’infermiere che ti medica, dall’azienda farmaceutica che confeziona i farmaci che mangi e di cui non sai nulla. Da quante persone, esattamente, già dipendi?

Da chi, allora, sei indipendente?

Non so, sono libera.

E’ un dato di fatto, le rispondo. Non vedo manette ai tuoi polsi.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. La nostra libertà ha un presupposto, che ne è fonte necessaria, anche se non sufficiente: tutti noi siamo interdipendenti. Se oggi affondo io, il domani sarà più difficile per te.

Gli Stati cercano l’indipendenza, ma poi trattano per non rimanere isolati; l’occidente comunitario vuole non dipendere dagli extracomunitari, di cui ha però bisogno per garantirsi un futuro.

Tutti siamo assolutamente interdipendenti, ma tutti ci comportiamo come la ragazzina che proclama la sua indipendenza.

Nessuno di noi sembra ancora aver capito la portata del problema:

non si può salvare mezza nave, se l’altra mezza affonda.

 


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1 dicembre 2008

L'impegno politico ai tempi di Facebook



L'onda in piena travolge tutti: è la Facebook mania.
La comunicazione è veloce (con la chat addirittura istantanea), e la comunità di "amici" può farsi davvero immensa. Ogni giorno arriva qualcosa come una cinquantina di notificazioni che riempiono le mail e ci fanno sentire fortemente connessi.
Ho scoperto amici e amiche che non credevo di avere e ritrovato, con piacere sincero, persone del mio passato, con cui scambiare un: "oilà, anche tu qui?"
E poi ci sono i gruppi, da quelli "di cazzeggio puro" a quelli più impegnati:
Ad esempio
I rifiuti intelligenti,
Che Guevara t.v.b. .,
Quelli che non hanno mai abbracciato George W. Bush e ne sono fieri.,
Per RICORDARE,
Salva i Blog! Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera (DdL C. 1269),
Ex Alunni Liceo Classico Statale Giuseppe Garibaldi Palermo,


Ai gruppi o alle cause di cazzeggio non ho alcun problema a iscrivermi, con un click sono annesso a cose fantastiche, da cui mi cancello con un altro click.
L'ultimo frequentato?

ASSOCIAZIONE DONATORI D'ORGASMO :-)

Ma i gruppi seri?
Supponiamo che uno ti inviti a diventare fan di
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri eroi
Io mi blocco, non ce la faccio.
Che significa: "e gli altri eroi? chi sono? Hanno nomi? ...e poi, che significa diventare fan?
Cos'è? Vasco Rossi?

La discussione politica ai tempi di Facebook si banalizza.
I dibattiti si svolgono dentro questo contenitore del tutto e niente, dove le idee non sono approfondite, segno dei tempi, un SMS del cervello.
I gruppi badano alle adesioni: quanti siamo? Quanti sono gli altri? Chi vince?

Il fenomeno Facebook, evidentemente, deve fare il suo corso. Finirà, come ogni moda.

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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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 Chuck Palahniuk,
FIGHT CLUB

Il richiamo ad una generazione X sempre più spaesata e individualista, che trova nel collettivo la perpetuazione della propria solitudine: perchè è meglio essere odiati da Dio che trovarsi al cospetto della Sua indifferenza.

 

 Andrea Camilleri,
LA CACCIA AL TESORO

Migliore degli ultimi Montalbano, meno svogliato, ma non più all'altezza dei primi.

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ITALIA - BRASILE 3 A 2 

Libretto gustosissimo, che ripercorre la mitica sfida, descrivendo un quadretto familiare molto riuscito, nei suoi riti e nei suoi tic. Racconto lieve ma mai superficiale, accompagnato da una vena ispirata di ironia, perfino nelle note che ci spiegano le regole calcistiche con puntuale leggerezza. 

 

James Ellroy,
IL SANGUE E' RANDAGIO

Completa la trilogia americana. Più toccante e magico dei primi due, dipinge personaggi inediti e tiene alto il ritmo. Degnissima conclusione di una trilogia esplosiva. 859 pagine che corrono via. Per gli appassionati del genere è un libro imperdibile.

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Interessante romanzo a fumetti, sul ritorno alla scena e sul riscatto di un vecchio guappo.

Hermann Koch,
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Attuale e intrigante racconto sulla "banalità del male", con un punto di vista originale. Scrittura veloce e non sempre efficace, il romanzo merita comunque di essere letto!

 Paolo Sorrentino,
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Da spiaggia!

 Georges Simenon,
LA VERITA SU BEBE' DONGE 
††††

Le anime si scontrano, in questo splendido racconto, in cui ogni personaggio non è casuale, ed ogni azione può essere riletta in sfumature opposte, fino a conclusioni in antitesi tra loro, come quella che porta la sorella di Bèbè, Jeanne, a dire, senza speranza: "A che serve continuare a porsi domande? Facciamo tutto quello che possiamo..."

 

 ERRI DE LUCA,
IL PESO DELLA FARFALLA
††††

Un racconto che mette il lettore alla pari col mondo e lo riporta a una condizione essenziale di uomo. Sorretto da una scrittura un po' ampollosa, ma efficace, scorre lieve e delicato fino all'ultima pagina.

FRANCO ALFONSO,
BARBIERE SI NASCE
††

L'esperienza di vita di un bambino di paese che, in un periodo in cui non era facile sognare, aveva un grande sogno: diventare barbiere a Palermo! Un libro genuino che ha molto da insegnare.

  Letti nel 2009:

SERGIO ROTINO,
UN MODO PER USCIRNE
†††

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DANILO "MASO" MASOTTI,
IL CODICE BOLOGNA

GIANRICO CAROFIGLIO,
IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA

ANDREA CAMILLERI,
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C. AUGIAS, M. PESCE,
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JAMES ELLROY,
SEI PEZZI DA MILLE


ANDREA CAMILLERI,
LA DANZA DEL GABBIANO

ANDREA CAMILLERI,
L'ETA' DEL DUBBIO


Letti nel 2008:


JAMES ELLROY,
AMERICAN TABLOID



WU MING 4,
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ORNELA VORPSI,
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SANDOR MARAI,
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††


WU MING,
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††

 
Andrea Camilleri,
IL CAMPO DEL VASAIO



Georges Simenon,
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†††


Andrè Gorz,
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†††

Lettura in corso
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††

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IL CAPO DEI CAPI
††


Fruttero & Lucentini,
LA DONNA DELLA DOMENICA
††††

La mia opinione:
†      passatempo
††    interessante
†††   
da leggere
††††  imperdibile

 

 
Giuseppe Di Stefano

il grande Tenore e un incontro del 1993


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