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Niente di personale, Visti & Riletti


Diario


28 febbraio 2008

Ieri a Sanremo, ovvero: così parlò Pippo!


Sanremo, 27 febbraio 2008:

"Se avessi litigato con Chiambretti avremmo avuto ascolti alti. Tanto è vero che la clip della lite tra Toto Cutugno e Mario Luzzato Fegiz al Dopofestival ha avuto un ascolto altissimo. Quindi litighiamo, sputiamoci in faccia e avremo il pubblico. Ma così il pubblico lo imbarbariamo e avremo un'Italia di merda...".

Così si esprime Pippo sul flop degli ascolti d'o festivallo.

E ancora: "il pubblico ormai si è abituato ad un abbassamento generale della qualità, perchè, come ha detto Giorgio Bocca, abbiamo inventato l'italiano medio per giustificare le nostre mediocrità".

Fiorello, interrogato sulle esternazioni di Baudo, dice: "Quando non vedi in TV uno che litiga con un altro, ormai sembra che non stia accadendo nulla".

Che dire? Bravo Baudo a porre il problema, nei termini in cui va posto. La televisione post Costanzo/DeFilippi ha creato un pubblico di merda, è vero. Un pubblico abbrutito e abbruttito che spia lo schermo in cerca dell'ultimo scandalo, un pubblico mai sazio.
Tutto questo non finisce la sera col tasto rosso del telecomando. No.
Sento persone che al bar commentano le opere e la vita di personaggi della TV, come se fossero loro parenti. Tempo fa ho sentito una signora parlare con la giornalaia sotto casa di un comportamento ritenuto inaccettabile, con un tale trasporto che sembrava coinvolta direttamente lei. Solo dopo ho capito che parlavano della Bertè. Altre volte ho sentito pareri accorati su Francesco Coco, o su nonsocchì di famoso.
E' triste.


Una medicina c'è: spegnere la TV, disintossicarsi, riappropriarsi della propria vita come qualcosa di unico, interessarsi alla vita di chi ci vive accanto, persone vere.
Io ci ho provato, ci ho scritto su un progetto, lo sto promuovendo, cerco matti come me che pensino, come me, che è più interessante la vita di chi ci sta vicino alla fermata dell'autobus, piuttosto che quella di qualsiasi personaggio dell'Isola dei famosi.

Ho scritto e promuovo il

PROGETTO BIOGRAFIE DELLA GENTE COMUNE

Credo molto in questo progetto, e spero di avere incuriosito chi legge, quel tanto che basta da spingerlo a leggere anche il testo del progetto.



In questo link trovi il
PROGETTO BIOGRAFIE
DELLA GENTE COMUNE
http://iotocco.go.ilcannocchiale.it/post/1744879.html

E ricorda:


Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia,

e qualcuno a cui raccontarla.

Lui l’aveva una… buona storia.

Lui era la sua buona storia.

 

A. Baricco - Novecento





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27 febbraio 2008

Lettera a due amici che si sposano domani


C’è un immagine, che mi torna in mente più di tutte mentre penso a voi che domani sarete marito e moglie: è l’immagine di me che resto solo davanti all’altare. E’ quel momento, attimi, in cui tutti si allontanano, prendono posto, il prete è indaffarato, e io mi volto a guardare il rettangolo di luce da dove tra poco entrerà la mia sposa.
Sono emozionato, se n’è accorto pure il prete. Guardo la porta della chiesa e tutto è sospeso (se fossi morto mi passerebbero davanti le scene principali della mia vita, e invece sono vivo e vestito da sposo). E l’unica cosa che mi passa per la testa è una domanda: mi piacerà?

La domanda che, davvero! mi gira in testa è: quella donna mi piacerà? Ed è talmente pressante che non ho il tempo di capire cosa mi sto chiedendo veramente: se ne sarò capace, se riuscirò ad amarla e onorarla per tutta la vita, a condividere con lei la salute e la malattia, i momenti facili e quelli difficili, se sarò un buon marito e, forse, chissà, un buon padre per i nostri figli.

Osservo quel rettangolo di luce e mi chiedo cosa mai lo attraverserà, la mia fine o il mio inizio.
Ecco, è questa l’immagine che ho in mente pensando a voi, che domani, tra poco, sarete marito e moglie.

Ho pensato: adesso gli scrivo tutto quello che so; gli devo dire che quel patto d’amore, dopo sette anni, c’è ancora, che naviga anche contro vento. Gli devo dire che la creatura che attraversò quel rettangolo di luce per venirmi a fianco adesso è mia moglie, che è quasi tutta la mia vita, e che con lei vicino mi sento forte. Gli dirò che il legame, quel legame, può vincere tutto, anche le notizie di cento divorzi dei nostri più cari amici, e le muse che ogni giorno ci offrirebbero il loro ristoro. Ho pensato: devono sapere.

A voi due che domani sarete marito e moglie, a te che guarderai verso la luce fuori dalla chiesa, e a te che quella luce attraverserai, voglio immaginarvi così, sospesi in quell’attimo, in attesa di congiungervi per sempre.


…. E un bacio alla sposa!

MT


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25 febbraio 2008

Corrispondenze

Gentile signor T,

Stamani si è stabilito tra noi un accordo di reciproco piacere fondato su uno scambio di epistole. Benché Lei abbia mostrato una non piena convinzione per la suddetta sperimentazione, io La invito a rifletterci su.
Credo che un periodo di solitudine sia necessario per capire che cosa si prova. Ho trascorso un imprecisato numero di giorni, tra il dicembre 2001 e il marzo 2002, da sola nonostante un certo numero di presenze maschili qualitativamente significative (gli amici francesi, Lele, Edoardo, Cristiano) e diverse relazioni amicali molto importanti.
Ho ripreso i colloqui dallo psicologo e da sola ho concluso il tirocinio, mi sono preparata all’abilitazione, alle partenze, al lavoro con l’associazione, alla depressione settembre/dicembre, ai percorsi in treno paese-città, ai sogni su Lele, eccetera.
Da sola e in compagnia di quanti ho già citato, ho costruito la dottoressa L, quella donna che Lei doveva incontrare a marzo, Lei, signor T.
Una donna che dimostra più della sua età, che sembra sicura di sé e delle proprie mosse, perché non guarda in faccia le persone.
Non avevo mai sentito/pensato che qualcuno potesse avere bisogno di sentirsi amato da me, che si potesse sentire ferito dalla mia presunta indifferenza, intimorito dalla mia persona. Queste cose le ho comprese col tempo e, compiutamente, solo in questi ultimi anni.
E Lei, signor T? Lei che è invece profondamente capace di fare sentire una donna amata, si rende conto del potere che ha? Soprattutto se non si sente emotivamente toccato.
Lei voleva sentirsi amato dalla dottoressa L? Voleva sentirsi PIÙ amato? Voleva insediarsi totalmente nella sua “no man’s land”? La dottoressa L non ha capito che cosa fosse quella richiesta di appagamento insaziabile, forse ha temuto di sentirsene divorata.
Perché ha voluto un appuntamento?
Perché e come pensava che il suo DISTACCO EMOTIVO potesse mutare?
E se qualcosa fosse realmente cambiato. Avrebbe temuto di rimanerne distrutto?
Ha mai riflettuto piuttosto sul rischio di poter distruggere?
Lei, signor T, afferma di aver sempre amato le persone che ha incontrato (e lasciato, aggiungo). Ma come si rinuncia a qualcuno che ha delle qualità o caratteristiche che amiamo?
Come si accetta che quell’individuo che ci ha fatto ballare, ridere, piangere, godere, morire, possa poi non amarci più? Come si può, a freddo, incontrare di nuovo quegli occhi brillanti, che ci fecero sentire così speciali, e lasciarci poi sezionare da uno sguardo ormai indifferente e appassito? No signor T, non credo che Lei si sottoporrebbe mai a un simile supplizio.
“Avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo…”
Tutta intera, la dottoressa L era troppo o mai abbastanza. Che cosa non andava bene, cos’altro avrebbe voluto? Forse quello che io non ero, non sono, non provo, non mostro.
Il mio saluto, il tuo voltarti indietro. Ma tu, signor T, li dietro non hai trovato niente, e non è colpa di nessuno. Quale soluzione adesso? Che cosa c’è più, per noi due?
Ma eravamo proprio io e te a passeggiare la sera, io e te abbracciati, eri tu che volevi me?
Arrivederci, signor T.
Tua E.L.



MT


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23 febbraio 2008

'Sei indagato', e la mail falsa infetta il PC

Dal sito di Repubblica:
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/truffa-mail/truffa-mail/truffa-mail.html

Questo è il testo del messaggio che può arrivare via mail direttamente nella vostra posta elettronica: "Sei indagato. Cerca di nascondere subito tutto, e fai veloce!!! Il tuo nome è comparso questa mattina sul sito del Caff di Roma. Controlla tu stesso sei nella lista di gennaio e indica un indirizzo internet cui collegarsi per una personale verifica. Nel post scriptum si legge 'in ogni caso io non esisto, mi raccomando, non fare mail il mio nome!!!?".

Il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza avverte che la comunicazione è falsa; chi segue le istruzioni della mail e fa clic sul link consigliato, finisce sul sito 'mail-certicata.com' e il suo computer viene subito infettato dal virus 'NewHeur_PE'".



"La pagina che viene visualizzata sullo schermo di chi si collega al sito in questione - avverte inoltre la nota della Guardia di Finanza - è stata realizzata clonando il logo con la bandiera tricolore utilizzato nelle comunicazioni ufficiali della presidenza del Consiglio dei Ministri. La dicitura Comando Antifrode Caff (che potrebbe erroneamente far pensare al Comando Nucleo Frodi Telematiche) e la sigla Caff GM (ingannevoli perché potenzialmente confondibili con i Centri di Assistenza Fiscale o addirittura con l'acronimo Gat GdF che identifica il reparto delle fiamme gialle specializzato nel contrasto alle frodi online) sono estranee a qualsivoglia realtà della Pubblica amministrazione e ad organismi delle forze di polizia".


Aggiungo che questa non è l'unica falsa comunicazione che circola via mail. Insistenti e probabilmente dannose sono le mail che giungono di frequente, con finto mittente Banca di Roma, ovvero Poste Italiane. Annunciano problemi sul conto personale e mettono il destinatario in allarme sul blocco temporaneo del proprio conto. Anche lì, finte istruzioni da seguire per comprendere cosa accade. Chi ci casca clicca su un link e scarica il virus.



Solitamente si dice: provare per credere. In questo caso meglio credere. E basta!



22 febbraio 2008

L'ora di religione: Gesù e il cacciavite

Mio figlio, che frequenta l'ultimo anno di materna, da un po' di tempo segue le lezioni di religione.
Fa un mucchio di domande su Gesù, su Mosè, sulla via crucis, sul presepe, e a noi tocca ripassare mentalmente il catechismo, cercando di dargli le risposte giuste.
Ma lui vuole approfondire, gli è presa così!
Così gli abbiamo consigliato di fare le stesse domande all'insegnante di religione perchè, gli abbiamo spiegato, lei NE SA A PACCHI!
L'altro giorno è tornato a casa entusiasta: le aveva fatto una domanda su Gesù.
Dai, raccontaci!
"La maestra ha detto che ai tempi di Gesù non esisteva il trapano..."
"E tu? cosa hai chiesto alla maestra?"
"Le ho chiesto: maestra, ma ai tempi di Gesù, il cacciavite... esisteva?"





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21 febbraio 2008

Un fiore di dalia - (favola)

Un seme di dalia aveva cominciato a germogliare sul campo di un contadino.

Era un terreno interamente coltivato a grano, e il contadino di quel grano aveva sempre vissuto. Ma la pianta pian piano cresceva ed in cuor suo il contadino ne era felice, osservava ogni giorno lo stelo diventare lungo e rigido, dapprima con curiosità, poi con sempre maggiore affezione.
Era una pianta verde in una totalità di giallo, invisibile ai più, ma non al contadino. Non notava il grano biondo intorno, vedeva solo quanto grande, bello e rosso fosse diventato il suo fiore di dalia.
La stagione della mietitura era vicina, finalmente avrebbe ricavato il suo utile, ma avrebbe dovuto mietere anche la dalia, il mietitrebbia non l’avrebbe distinta, gli sarebbe stato impossibile salvarla.
Il contadino ci pensava ogni ora del giorno tanto che, alla sera, si sentì stanco e non fu più contento. In cuor suo la dalia lo aveva reso felice, ma adesso la vedeva solo come una macchia di rosso che sporcava il suo campo d’oro. Allora prese la vanga e estirpò la dalia con la sua radice.
Ci mise perizia, fece un buon lavoro, il campo riprese il proprio colore uniforme.
Posò la vanga sul terreno, guardò la dalia senza più luce né nutrimento, e si disse che avrebbe potuto metterla in un vaso, ma l’avrebbe vista appassire, che avrebbe potuto lasciarla lì e dimenticarla, ma prima o dopo da lì sarebbe dovuto passare.
Non seppe cosa fare.
Decise infine di gettarla tra gli scarti. La prese in mano, ma così, ancora bella, sembrava viva. Non riusciva ad avviarsi, la guardò un’altra volta, poi si disse: mio Dio cosa ho fatto!


MT 2007



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20 febbraio 2008

Enzo Biagi

In cerca delle sue parole, ho trovato queste.
Le parole di Biagi, se non altro, fanno chiarezza sul fatto che il giornalista non se ne andava dalla RAI sua sponte. E' stato liquidato e, certo, ha accettato la liquidazione. Cosa mai avrebbe dovuto fare?


Dal blog di Piero Ricca
http://www.pieroricca.org/2007/11/06/enzo-biagi/


Se n’è andato Enzo Biagi. Temo che ora lo ricorderanno con pubblica commozione anche coloro che l’hanno cacciato e dileggiato. Pure i servi lo chiameranno maestro. Il buon giornalista, come il buon magistrato, è sempre quello morto. Pubblico come pro-memoria il testo letto da Enzo Biagi durante l’ultima puntata de “Il Fatto”, il giorno dell’editto bulgaro.

18 aprile 2002

“Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata de ‘Il Fatto’. Dopo 814 trasmissioni non è il caso di commemorarci. Eventualmente è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che restare a prezzo di certi patteggiamenti. Signor Presidente Berlusconi non tocca a lei licenziarmi. Penso che qualcuno mi accuserà di un uso personale del mio programma che, del resto, faccio da anni, ma per raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà di espressione. Non è un gran giorno per l’Italia: per quello che succede in casa e per quello che si dice fuori. A Milano, lo sapete, un piccolo aereo da turismo è andato a sbattere contro il Pirellone, orgoglio dell’architettura italiana e uno dei simboli della città. E il pensiero corre subito alle Torri di New York. Disgrazia.
Ma c’è, anche, chi all’estero parla di crimine. Da Sofia il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non trova di meglio che segnalare tre biechi individui, in ordine alfabetico: Biagi, Luttazzi, Santoro, che, cito tra virgolette: “hanno fatto un uso bieco della televisione pubblica - pagata con i soldi di tutti - criminoso. Credo che sia preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga’. Chiuse virgolette. Quale sarebbe il reato? Stupro, assassinio, rapina, furto, incitamento alla delinquenza, falso e diffamazione? Denunci. Poi il Presidente Berlusconi, siccome non prevede nei tre biechi personaggi pentimento o redenzione, pur non avendo niente di personale, lascerebbe intendere, se interpretiamo bene, che dovrebbero togliere il disturbo.
Signor Presidente Berlusconi, dia disposizione di procedere, perché la mia età e il senso di rispetto che ho per me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri. Sono ancora convinto che in questa nostra Repubblica ci sia spazio per la libertà di stampa. Ci sia perfino in questa azienda che, essendo proprio di tutti, come lei dice, vorrà sentire tutte le opinioni. Perché questo, signor Presidente, è il principio della democrazia. Sta scritto, dia una occhiata, nella Costituzione. In America, ne avrà sentito parlare, Richard Nixon dovette lasciare la Casa Bianca per una operazione chiamata Watergate, condotta da giovani cronisti alle dipendenze di quel grande e libero editore che era la signora Katharine Graham, proprietaria della Washington Post. Questa, tra l’altro, viene presentata come la tv di Stato, anche se qualcuno tende a farla di Governo, ma è il pubblico che giudica. Nove volte su dieci, controllare, ‘Il Fatto’ è la trasmissione più vista della Rai. Lavoro qui dal 1961 e sono affezionato a questa azienda. Ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto, cioè i programmi, e chiede che due giornalisti, Biagi e Santoro, dovrebbero entrare nella categoria dei disoccupati. L’idea poi di cacciare il comico Luttazzi è più da impresario, quale lei è del resto, che da statista”.

Enzo Biagi


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19 febbraio 2008

Berlusconi offende la memoria di Enzo Biagi, grande uomo e giornalista, impossibilitato a difendersi. Ecco la statura morale del probabile premier Berlusconi!

Berlusconi dichiarava a Sofia (Bulgaria) il 18 aprile 2002:
"L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga"
Come sappiamo, la nuova dirigenza, da lui messa a ruolo, obbedì prontamente.

Intervistato a TV7, il 14 febbraio 2008, Berlusconi ha invece dichiarato:
"Mi sono battuto perchè Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in Biagi il desiderio di essere liquidato con un compenso molto elevato".

Vergogna! Offendere la memoria di un uomo come Enzo Biagi, a cui è impossibile difendersi, dice tutto sulla statura morale di un uomo che si candida a guidare il Paese.
Sarebbe stato molto più onesto ammettere quello che tutti sanno, che Berlusconi chiese e ottenne, ordinò, col famoso editto bulgaro, la cacciata di Enzo Biagi dalla RAI.
Io desidero difendere la memoria di Enzo Biagi
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18 febbraio 2008

André Gorz

André Gorz


Il filosofo francese, che si è tolto la vita insieme alla moglie Dorine il 24 settembre 2007, viveva con lei da 60 anni. Lei, gravemente malata, stava forse per lasciarlo. Lui non l'avrebbe mai lasciata andare.

La lettera di seguito è di un anno prima. Senza commento.


tratto da Lettre à D. Histoire d’un amour

di André Gorz

Non voglio più, secondo la formula di Georges Bataille, “rimandare l’esistenza a più tardi”. Sono attento alla tua presenza come ai nostri inizi e mi piacerebbe fartelo sentire. Mi hai dato tutta la tua vita e tutto di te; vorrei poterti dare tutto di me durante il tempo che ci resta. Hai appena compiuto 82 anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile. Viviamo insieme da cinquantotto anni e ti amo più che mai. Recentemente mi sono innamorato ancora una volta di te e porto in me un vuoto divorante che riempie solo il tuo corpo stretto contro il mio. La notte vedo talvolta il profilo di un uomo che, su una strada vuota e in un paesaggio deserto, cammina dietro un feretro. Quest’uomo sono io. Il feretro ti porta via. Non voglio assistere alla tua cremazione: non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri… Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. A ognuno di noi due piacerebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo passarla insieme.



17 febbraio 2008

Appello per Rita Borsellino, di Vincenzo Consolo

Pubblico di seguito l'appello in favore di Rita Borsellino a ruolo di Governatrice della Regione Sicilia, scritto da Vincenzo Consolo, famoso scrittore siciliano.

Al di là dell'appello, che naturalmente sottoscrivo, vorrei dare risalto alla notizia, freschissima, della disponibilità di
Anna Finocchiaro a candidarsi al ruolo di governatrice, con un ticket composto da lei e dalla Borsellino, vicepresidente.
Sarebbe un sogno!
Sarebbe una ventata d'aria sana per la mia terra!
Sarebbe come dire che finalmente
la Sicilia ha l'occasione di svoltare, con l'impegno dello Stato nella lotta alla mafia, con la ribellione degli imprenditori al racket, capitanati da Ivan Lo Bello che, giustamente, non entra in politica, e adesso con questa coppia di donne siciliane di indubbio valore e di indiscutibile integrità, e con una buona capacità politica, rafforzata dall'esperienza di Anna Finocchiaro e dalla "freschezza" di Rita Borsellino!
Ne sarei felice.

Segue l'appello di Consolo:


APPELLO

 

La Sicilia ha bisogno di una svolta radicale. Le dimissioni del
governatore Cuffaro lasciano intatto il sistema clientelare che
conosciamo e che oggi grazie ai fermenti che la società siciliana sta
vivendo, potrebbe finalmente essere scardinato.

 

E' necessario che la politica faccia un salto di qualità scegliendo come
candidato alla presidenza dell'isola chi per storia e identità personale
possa raccogliere e attrarre attorno a sé le energie migliori della
Sicilia al di là delle logiche di schieramento e di partito. Un
candidato che sappia rivoluzionare i meccanismi e le logiche della
politica, in sintonia con il meraviglioso percorso di cambiamento
culturale in corso tra pezzi della società siciliana.

 

Rita Borsellino ha queste caratteristiche. Se i partiti vogliono davvero
voltare pagina, se il centrosinistra lo vuole, allora sappia guardare
con occhi attenti a cosa accade fuori dai palazzi e alla storia di
questa terra.

 

Vincenzo Consolo


 


16 febbraio 2008

AFORISMA DEL GIORNO, by IoTocco

Ci sono verità che non diresti neanche a te stesso. Fortuna che nessun altro te le chiederà mai.


15 febbraio 2008

Notte in bianco

Alle sette e dieci ti ho osservata ancora una volta e ho capito che era tutto giusto. Tutto giusto così.
La città s’è svegliata con me, sta ancora sbadigliando gravida di sopore, amaro in bocca. E’ diversa la città da un piano attico, è adulta, emancipata.
Ti ho preparato il caffè, uno di zucchero, e sono rimasto qualche minuto con la tazzina in mano, qualche attimo di sonno in più per te.
Ma la prima luce t’avrà già scoperta, come ha scoperto me che annaspo tra le ultime ore a disposizione; non c’è più niente che possa fare.
Era stato alle tre e un quarto: ti avevo fatto ancora una domanda che già dormivi, il tuo corpo era lì per me, luce accesa e timide carezze che ti cullavano i sogni, ma io non lo sapevo.
Volevo guardarti, solo guardarti.
Alle tre e ventuno ti ho spogliata. Pensavo non ne avessi voglia, o volessi concederti poco a poco, farmi cuocere lento, giocare col mio pudore, sputtanare quella paura che ho chiamato discrezione. Io invece dovevo guardarti, solo guardarti.
Non è bello il tuo corpo, no.
E’ il punto di confluenza di desideri e debolezze, un crogiolo di passioni e titubanza, è candore, il tuo, quando le gambe serrate non cedevano allo scorrere delle dita, è virilità, potenza piena, quando solo due sere prima ti eri data del tutto al mio sguardo, ed io non lo sapevo, non ero pronto. Cazzo!… non ero pronto a riceverti così. E la cosa che volevo con tutto me stesso era star lì a spiarti, ad impararti a memoria per tutto il tempo, se mai tempo ce ne fosse stato, e la prima cosa che ti ho chiesto era di spegnere la luce per confonderti, perché per me sei troppo, per me sei troppo ed io non sono bravo! Devo dimenarmi, prenderti a tratti, perché potresti travolgermi con quel tutto fatto di desideri e debolezze, di piombo e zucchero filato, fatto di troppe cose che dovrei esplorarti di continuo per coglierti intera!
E intera non ti si può cogliere.
Devo trattenere il fiato.
Così, alle quattro e dodici ho spento la luce. Avevi bisogno di riposare, domani si lavora, ed ho provato a riposarti accanto, in silenzio.
Ti sei girata, mi hai abbracciato.
Alle quattro e tredici il tuo odore mi ha invaso ogni spazio, occluso ogni poro. Un odore acre, di pelle appesantita dal sonno. Un odore… troppo.
Non facevo che voltarmi di continuo, gli occhi sgranati e mille pensieri appiccicati addosso, mille gocce di pioggia sottile, poi grandine secca a sommergermi, poi neve ad isolarmi, imprigionarmi di pensieri.
E pensieri… e pensieri.
Ho dovuto trattenere il fiato.
Alle quattro e quaranta mi sono alzato. Quel letto, da solo, sarebbe stato più capace di me.
Ho acceso una sigaretta, l’ho spenta, mi sono rannicchiato sul divano ad aspettare il giorno ed ho ringraziato Dio perché ti avrei preparato il caffè, uno di zucchero.
No, forse non sei di più, è solo bellezza a coprirti stanotte. Ma tra poco la luce ti scoprirà, non posso oppormi.
Non posso farci niente.
Finalmente mi sento protetto. In fondo è bastato starti lontano appena un po’, appena appena. Ma qui tutto parla di te… le maschere di cuoio appese alle pareti, gli scarabocchi nei fogli sul tavolo, la foto di tua madre a cavallo. Qui tutto grida! …di te.
Bella donna tua madre, non sembra vecchia.
Penso alla mia, alla madre di Nino: sono l’essenza della madre, sono madri essenziali, anziane, usate, basse e materne, madri insomma.
Ma tu, neanche una madre normale ti sei permessa?
Se tra queste carte ci fosse un indizio… qualcosa ancora.
Alle sei e un quarto la città comincia a svegliarsi e mi sveglio anch’io, di colpo. Forse ho dormito. Devo aver dormito, perché erano le cinque e venticinque…
Ti sei accorta che non ci sono, che non ti sto più accanto? E queste maschere che mi ridono sopra, e questa poltroncina Art Nouveau che non mi sa contenere.
Le sei e cinquanta: i miei sensi riprendono a funzionare. E’ un miracolo del cielo che ci si risvegli e tutto è come prima.
Vorrei entrare, la luce avrà fatto il suo dovere, magari ti trovo sveglia.
Sfoglio un libro, frugo tra le carte sul tavolo, un indizio, mi basterebbe trovare qualcosa, un particolare soltanto.
Il sole ridisegna i contorni delle case, sento il bar che apre, il movimento degli spazzini, il mare. La macchinetta del caffè.
E’ ancora presto, ma lo farò adesso. Magari ti sveglio con la scusa del caffè pronto. Poi, proverò anche a poggiare le labbra sulle tue, chissà che sapore ha il sonno.
Il caffè è uscito, sono le sette meno dieci ormai. Lo verso nelle tazze, ho fatto casino porcaeva! se ti svegli prima del mio bacio m’impicco.
La tazzina gialla è più piena, ma il caffè della verde è meno acquadipolpo. Evatroia!… l’ho versato per terra, che idiota! se mi vedesse Nino, con quella fissazione della mano che mi trema.
Bevo il mio, tazza gialla, così ne porto uno solo. Azione! Azione azione!! giuro che ti sveglio, giuro che ti salto addosso, giuro che ho voglia di fare l’amore con te, giuro che a lavoro oggi non ci vai, giuro che
Alle sette eri bellissima ed io lì davanti con la tazzina in mano, uno di zucchero.
Forse dovrò trattenere un po’ il fiato, appena appena.
Alle sette e sette ho poggiato la tazzina ai piedi del letto, il tuo caffè è appena tiepido ormai, mi dispiace.
Tu dormi ancora, ma è già ora, lo so.
Alle sette e dieci ti ho guardata per l’ultima volta ed ho capito che è tutto giusto. Tutto giusto così.


MT


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14 febbraio 2008

Il Veltrusconi, ovvero "delle larghe intese"

Sia a destra che a sinistra, in questi giorni, si guarda con sospetto alla inusuale aria da fair play che ha assunto la nuova campagna elettorale.
Tutti lo temono, nessuno lo vuole, ma il governo di larghe intese ha già un nome: il VELTRUSCONI!
E così, c'è chi dice che Berlusconi offrirebbe a Veltroni 4 o 5 ministeri; in alternativa, la presidenza del Senato a uno dei suoi. Veltroni sarebbe pronto a scendere a patti con la destra, gran mischione, grande incazzatura degli elettori di ogni parte.
Io non la penso così. Ecco perchè.
Veltroni e Berlusconi sono due comunicatori di razza pura, fiutano l'aria e restituiscono all'elettore i desideri che l'elettore ha. Al momento hanno capito che un'atmosfera da toni bassi paga. E infatti sta pagando.

Giocano a scacchi: partito unico l'uno, partito unico l'altro. Correre da soli l'uno, correre da soli l'altro. Al momento, pur se in testa nei sondaggi, è Berlusconi ad inseguire. Insegue le idee dell'avversario.


Il Veltrusconi mi sembra assai difficile. Ma alcune generiche intese, quelle no.

Le intese, qualora anche ci fossero, non sarebbero il male assoluto. Il Paese ha un bisogno enorme di dialogo. Ci sono grandi temi, sui quali siamo indietro che, comunque vada, vanno affrontati.

Supponiamo Veltroni ce la facesse (che già ha del miracoloso, per come si era messi), ci andremmo ad arenare di nuovo al Senato, come prima. Essere un unico partito significa decidere in coerenza e responsabilità, ma infine sempre dalle Camere devi passare.


Insomma, l'esigenza di dialogo c'è tutta.

E Veltroni sarà costretto a dialogare con quello che trova, con quello che la sponda opposta gli offre, cioè, per la quinta volta, l'unica cosa che la destra sa esprimere: Berlusconi!



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13 febbraio 2008

Cofferati: "No all'invito all'ex brigatista Antonini"

Notizia tratta dal sito di Repubblica Bologna
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Cofferati-gela-Filippetti:-Fermati/1422881

Un dibattito con l´ex brigatista Vittorio Antonini e lo scrittore Erri De Luca al teatro Ridotto di Bologna mette la giunta a subbuglio. E nella città in cui le Br uccisero Marco Biagi l´arrivo dell´ex terrorista riapre una ferita. Proprio Cofferati ha stigmatizzato la serata. "Dare voce ai terroristi è un grave errore"

il sindaco tira diritto, parla di un «errore oggettivamente serio». «Ma il Comune non può censurare la programmazione di un teatro» replica l´assessore alla Cultura. «Noi finanziamo la struttura con 18mila euro all´anno. Non gli spettacoli. Non si tratta di un teatro comunale, quindi non possiamo intervenire sulla programmazione».


Fin qui la notizia, in futuro sapremo se l'incontro si terrà o meno.
Quello che mi preme sottolineare è però un aspetto a mio modo di vedere inquietante: nessuno si preoccupa mai delle vittime.


L'assessore agli Affari Istituzionali, Libero Mancuso, contrario all'arrivo di Antonini a Bologna, dichiara: "Nel nostro Paese c'è un'attenzione smodata per i colpevoli e una sorta di fastidio verso le vittime"
Ecco! Secondo me sta qui il problema.


12 febbraio 2008

Lettera ad AUGIAS su Repubblica; cosa è cambiato da allora?

E' passato del tempo da questa lettera. Siamo in campagna elettorale, adesso. Ma ancora una volta schierati, ancora una volta divisi tra destra e sinistra, tra rossi e neri, islamici e islamofobici, cattolici e laici, PACSisti e tradizionalisti.
Finchè si parlerà solo di ideologie non si affronteranno mai i contenuti. E' questo il problema dell'Italia. E i politici guadagnano sulle nostre divisioni!
Io non ci sto più. Da adesso voglio parlare di contenuti.


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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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Il richiamo ad una generazione X sempre più spaesata e individualista, che trova nel collettivo la perpetuazione della propria solitudine: perchè è meglio essere odiati da Dio che trovarsi al cospetto della Sua indifferenza.

 

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††††

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††††

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FRANCO ALFONSO,
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††

L'esperienza di vita di un bambino di paese che, in un periodo in cui non era facile sognare, aveva un grande sogno: diventare barbiere a Palermo! Un libro genuino che ha molto da insegnare.

  Letti nel 2009:

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†††

ANDREA CAMILLERI,
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DANILO "MASO" MASOTTI,
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GIANRICO CAROFIGLIO,
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ANDREA CAMILLERI,
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