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Diario


4 marzo 2008

Il corpo di padre Pio, ovvero il feticismo della fede

Il corpo di Padre Pio è stato tirato fuori dal posto in cui riposava da 40 anni.
«E l’abbiamo trovato quasi intatto», ha detto l’arcivescovo Domenico D’Ambrosio. Si vedono ancora le sopracciglia, la barba, le mani con le unghie «come se fosse appena passato dal manicure», ha scherzato monsignore.
E' un atto di salvezza, dunque. Ma non del corpo, che è morto. Salvezza del business!
Leggo dal sito del Corsera: "Con il Giubileo, Pietrelcina, 29 mila abitanti, ha fatto il passo più lungo della gamba: gli alberghi erano 15, ma con i fondi speciali per il 2000 sono diventati 140. Nuovi, puliti, carini. E quasi sempre vuoti."
Insomma, bisogna riempirli, sti alberghi. Bisogna rinforzare la fede delle persone, che vedranno, quindi crederanno.
E' sempre più una religione che si rinnova in atti feticisti, che nulla hanno a che vedere con il Dio della fede.
"Avessimo aspettato ancora lo avremmo perso" diceva un altro. E invece, in questo modo, lo abbiamo ancora, e presto potremo ammirarlo nelle sue fattezze di cadavere.
E che non si dica di Padre Pio "riposi in pace"!


3 marzo 2008

La scomparsa del grande tenore Giuseppe Di Stefano

La scomparsa del tenore Di Stefano

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LA NOTIZIA:
Il tenore Giuseppe Di Stefano, 86 anni, è morto oggi alle 5 del mattino. Era in coma da diverso tempo. Il 3 dicembre 2004 rimase ferito durante un'aggressione nella sua casa a Mombasa, in Kenia. Ricoverato in ospedale, le sue condizioni si dimostrarono più gravi di quanto apparso in un primo momento. Quattro giorni dopo, il 7 dicembre data di apertura della stagione alla Scala, entrò in coma e il 23 dicembre venne trasportato in Italia dove però non si riprese mai più fino al decesso avvenuto oggi.
Nato a Motta S.Anastasia (provincia di Catania) il 24 luglio 1921, Di Stefano debuttò nel 1946 a Reggio Emilia e l'anno successivo alla Scala di Milano. Nel 1948 era già al Metropolitan di New York nel Rigoletto. Formò una formidabile coppia  con Maria Callas  sui palcoscenici lirici di tutto il mondo. I due avevano cantato insieme per la prima volta nel 1951 nella Traviata a San Paolo del Brasile.

IL CORDOGLIO:

Non voglio essere retorico, forse un po' lirico, nel dire che se ne è andato il più grande tenore mai esistito. Grande, immenso Di Stefano! Grande come la sua voce, di cui ha abusato da uomo generoso quale era.

La sua voce si distingue da quelle degli altri tenori, per la bellezza, per il timbro, per il calore e la forza espressiva, che rapisce ed emoziona.

Mi sono innamorato di Giuseppe Di Stefano quando ho conosciuto la lirica, ma è difficile capire se sia venuto prima l’amore per la musica lirica o quello per la voce di Di Stefano. Avevo sentito la sua Tosca, il SUO Cavaradossi.

Di Stefano era ben lontano dal tecnicismo di Pavarotti, e mentre Pavarotti ha potuto cantare fino alla fine, grazie alla sua tecnica perfetta, Di Stefano no! era sanguigno, pronto a cantare per la gioia di farlo, senza preoccuparsi di preservare il suo strumento.

L'ho incontrato nel 1993: ero in strada, a Palermo, lui terminava un concerto a cui non avevo i soldi per assistere e l'ho atteso nel foyeur del teatro, come si fa coi grandi artisti, col libretto della Tosca in mano per chiedergli l'autografo.

Il concerto aveva avuto un buon successo di pubblico, nonostante la sua voce fosse ormai tutt’altro che perfetta, e lui si fosse ritirato da tempo dalla scena lirica.

Detesto pensare a Di Stefano come al tenore che cantò con la Callas. No, Di Stefano è Di Stefano, grande coppia insieme alla Callas, per carità, ma tenore di enorme spessore già da solo.

E' come se, incontrando Julia Roberts, le chiedi com'è Richard Gere!

No! Di Stefano è Di Stefano, e nell'incontrarlo avrei avuto mille cose da dirgli o domandargli. Mi è uscito dalla bocca un soffio, troppa emozione. Lui ha capito, mi ha sorriso, mi ha tranquillizzato. Era con la moglie e con lo staff.

Per un attimo ho voluto credere che l'incontro avesse emozionato anche lui. Non ricordo proprio cosa ci siamo detti, mi ha lasciato una foto autografa personalizzata e il mio libretto d'opera, diventato un pezzo unico, un pezzo del mio cuore.


Addio Maestro.



Pubblicato su Romareporter il 04/03/2008

http://www.romareporter.it/index.php?sez=articolotuttogue&id=7743


2 marzo 2008

Riina Jr. a passeggio. Salvuccio rientra a Corleone.

Il figlio del boss torna a casa!

Bello e griffato, Salvatore Riina, terzogenito di Totò u curtu e nipote di Bagarella, condannato in appello a 8 anni e 10 mesi per mafia e scarcerato giovedì dalla Cassazione per scadenza dei termini di custodia cautelare, è tornato a Corleone, il suo regno, il regno dei Riina.
E' già scandaloso così. Senonchè interviene il commento dell'attuale Ministro della Giustizia Luigi Scotti, che esclude qualsiasi possibilità di pronto intervento sulla situazione, ma promette un controllo "per vedere se ci sono stati ritardi non giustificati" e poi chiede "scusa agli italiani per questi ritardi della giustizia"

Scuse non accettate, caro Ministro!
Il 6 novembre del 2007, all'indomani dell'arresto dei Lo Piccolo, veniva pubblicato a pagina 4 di Repubblica un articolo a firma Bolzoni, dal titolo "Cosa Nostra senza un capo".
Sottotitolo: "Dopo Riina e Provenzano al potere una generazione di nuovi mafiosi. Ecco i nomi".
In particolare l'ottimo Bolzoni fa i nomi dei boss del futuro: PIETRO TAGLIAVIA di Brancaccio, GIANNI NICCHI di Pagliarelli, e SALVO RIINA di Corleone.
Ma come? mi chiedo: Salvo Riina grazie a dio è in galera!

Poi leggo nell'articolo, (il 6 novembre dello scorso anno!): ... Il terzo è Salvo Riina, classe 1977, .... fra qualche settimana in libertà. La Cassazione gli ha annullato la condanna.

Della scarcerazione di Riina Jr. si sapeva quindi da novembre.
C'era tutto il tempo di porre rimedio con un decreto legge ad hoc, come si era fatto nel '91 per riportare in cella una trentina di boss scarcerati per decorrenza dei termini.
La delusione è doppia, caro Ministro. Il precedente Governo ha smantellato il codice penale, questo Governo ha avuto i riflessi lenti come un bradipo.

I Ministri rivendicano sempre come successi gli arresti eccellenti che sono il successo del lavoro di funzionari delle Forze dell'Ordine fedeli allo Stato, qualunque colore abbia.
E' quello lo Stato che fa sempre il proprio dovere. E che ora dovrà occuparsi daccapo di SALVO RIINA di Corleone.



1 marzo 2008

A dieci anni andavo a messa la domenica

A dieci anni, mi ricordo, andavo a messa la domenica, mi sedevo davanti a tutti e m’appassionavo alle prediche. C’era un prete con due lenti spesse, un paio d’occhiali con la cornice nera, grossa come le parole che diceva.
Era sempre incazzato, anche quando leggeva il Vangelo.
Cioè, non che ce l’avesse con qualcuno… erano le sopracciglia a dargli quel piglio tetro, così folte e nere.
Una domenica cominciai a fissarmi sul suo sguardo: le sopracciglia gli facevano su e giù, a ritmo. Ad ogni paternale affondavano dietro la cornice degli occhiali e poi riemergevano, e io osservavo questa linea nera che compariva e scompariva di continuo. Da quel giorno non sono più riuscito ad ascoltare una parola di quelle prediche, al punto che alla fine mi sono chiesto che ci andavo a fare.
La Messa la conoscevo già…

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le stelle potrebbero essere nientemeno che semi del cielo, e in una notte far nascere fiori, uno, per ogni stella caduta. ma io pensavo, che le stelle fossero solo lacrime degli angeli, ed i girasoli, che crescessero così alti per asciugarle di nascosto, nella notte.

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††††

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††

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