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Maggio

Ciao a tutti/e.

Oggi mi metto d'impegno a raccontarvi una scena.
Più che una scena è un'atmosfera che voglio raccontare.
Ci metterò poco: Bologna, piazza Maggiore, 10 di sera.
Passeggio tenendo per mano Gabri e il nostro pancione, il cielo è di un blu intenso, le luci sono quelle attenuate e calde della piazza, con San Petronio che domina su tutto e sembra il salotto di casa, tanto è familiare.
E' spaziosa, piazza Maggiore, così ampia che dentro ci trovi pure il silenzio, e tratti di suonerie; e una sposa sotto il Nettuno; e un capannello di persone.
Sono ragazze e ragazzi, seduti a terra, disegnano un grosso cerchio, con al centro due tipi (due cinesi?) che cantano.
Ci accostiamo.
Da vicino è suggestivo; i due cinesi cantano tipo Simon & Garfunkel, e lo fanno bene. Gli altri, saranno poche decine, ascoltano con un'attenzione irreale per una piazza.
Via via le decine aumentano, ma il pubblico è ancora attento; capisci che è musica autentica; voglio dire, è musica come non sono più abituato a sentirne. E' una sera tranquilla, sotto un cielo intenso e con San Petronio che fa da guscio.
Il cerchio si espande, adesso saremo un centinaio, attenti, rilassati, come se il mondo fosse questo.
Eppure oggi è caduto un aereo con duecento cinquanta persone, eppure sono dieci anni dalla morte di Falcone, eppure India e Pakistan... forse un'altra guerra.
Un bimbo scappa al controllo del padre e si piazza al centro del cerchio, fa finta di tenere in mano un microfono, balla a ritmo. Il papà lo rincorre e lui scappa. Applausi, il papà ride contento. Un fuori programma, ma qui è tutto splendidamente fuori programma.
Una sera di musica vera, non è sessantotto e neppure settanta. E' una sera del Duemila, la melma della nuova era, e io penso che, perchè no, forse si potrebbe ripartire anche da qui.

Pubblicato il 10/1/2008 alle 15.7 nella rubrica Diario.

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