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La rivoluzione d'oggi

Il Ministro degli Esteri e Vice Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, più che per le cariche attuali si distingue per la saggezza nel commentare i mutamenti sociali odierni. L’8 agosto 2007, ad esempio, dichiarava che i giovani d’oggi dovrebbero farsi avanti e combattere per il loro futuro, così come fece la generazione del ’68, la sua.

La questione è controversa e merita di essere approfondita, anche perché, dice D’Alema, quella generazione seppe conquistarsi il cambiamento sul campo e “nel bene e nel male fece rumorosamente strada”.

I metodi di protesta di quella generazione sono noti a tutti, e la loro potenza, in termini di visibilità e risonanza, è rimasta nella storia a prescindere dai risultati effettivamente prodotti. Ma oggi? Cosa accade, cosa si muove? Dopo la Pantera universitaria, che scimmiottava le forme di protesta del passato, qualcosa è effettivamente cambiata. La rivoluzione si è spostata dalle piazze alle case: ognuno di noi, con un clic, può protestare, denunciare, lanciare petizioni, ovvero limitarsi ad aderire, e quindi inoltrare le proteste, denunce, petizioni degli altri. Col nuovo millennio è cresciuta la consapevolezza che il mercato globalizzato produce guasti sociali, e si è dato luogo alla più incisiva manifestazione di protesta collettiva a tappe, in corrispondenza con l’incontro delle otto grandi potenze del mondo. La protesta del 2001 in occasione del G8 di Genova era un evento che raccoglieva diverse migliaia di persone, che volevano con forza farsi avanti e combattere per il loro futuro, conquistarsi il cambiamento sul campo. Oggi sappiamo che furono messe in atto precise strategie di repressione e screditamento di quella protesta, culminate nel rastrellamento alla scuola Diaz di Genova, nella confezione di finte prove a carico dei manifestanti, e nelle torture dentro la caserma di Bolzaneto.

Il variegato movimento no global comprendeva al suo interno componenti fasciste (il blocco nero), ma anche cattoliche, aderenti a partiti politici e tanta società civile. Queste persone hanno successivamente dato vita a forme di protesta civile che avrebbero meritato ascolto: i girotondi, le bandiere della pace sui balconi, il popolo dei fax. Movimenti senza partito, che hanno unito gente di diversa provenienza e con storie diverse, coese però contro le storture prodotte dalla cattiva politica. La quale ha sempre ignorato queste manifestazioni, trovando a sua volta coesione contro gli attacchi della cosiddetta antipolitica. Lo stesso Massimo D’Alema, infatti, osservando l’ultimo, potente movimento di protesta che ha raccolto più di trecentomila persone intorno a un promotore, il signor Beppe Grillo, si è detto “preoccupato per la carica di violenza totalmente inutile che non produce niente di positivo”.

Chi ricordava le parole di incitamento di D’Alema dell’8 agosto '07 è rimasto un po’ deluso dalle parole di ammonimento di D’Alema dell’8 settembre '07. Ma quello che più dispiace è che, dal giorno del V-day, nessuno si è ancora occupato della notizia principale, ovvero il fatto che più di trecentomila persone si sono ritrovate in diverse piazze d’Italia per manifestare un malessere e indicare una strada. I politici hanno gridato all’antipolitica, i media si sono impegnati nel cercare di smontare pezzo per pezzo il personaggio Beppe Grillo. Abbattuto lui, abbattuta la protesta. Ma il malessere rimane.

L’onorevole D’Alema dell’8 agosto può quindi rassicurarsi: sempre più persone sono interessate alla vita pubblica. I giovani e i meno giovani che hanno voglia di farsi avanti e conquistarsi il cambiamento sul campo sono in costante aumento.

Pubblicato il 13/1/2008 alle 9.50 nella rubrica ioTocco news & co..

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