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Due modi di essere Stato

C’è uno Stato che spreca, che gira a vuoto, che coltiva palesemente o meno interessi di pochi, e c’è un altro Stato, composto da gente, visi poco noti ai più, che non ha mai smesso di lavorare per la collettività, che non chiede voti ai cittadini pur impegnandosi e rischiando ogni giorno. E produce, questo Stato, o almeno ci prova. Produce legalità.
Il 15 febbraio del 2007, Rai 3 ha trasmesso una originale docu-fiction intitolata “Scacco al re, la cattura di Provenzano”. Molti di noi l’hanno vista con estremo interesse (era un prodotto televisivo di buon livello) e con la curiosità di vedere una storia di mafia, vera per giunta, che termina con un lieto fine. Ad alcuni di noi è stato perfino possibile riconoscersi tra la moltitudine di palermitani ai funerali degli uomini di scorta del giudice Borsellino. Lì, nel piazzale della Cattedrale di Palermo, avevamo visto uno Stato che usciva dalla porta di servizio, non volendo affrontare la folla che chiedeva giustizia per l’assassinio di due magistrati e delle loro scorte.
Ma lo Stato, giova dirlo, non è rappresentato soltanto dalla classe politica di ieri e di oggi. Lo Stato è anche in quei visi degli uomini dello SCO e della Mobile, nei visi dei PM Sabella e Prestipino, nel viso dell’investigatore Renato Cortese e, naturalmente nella figura di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia. A queste persone dobbiamo essere riconoscenti. Lo Stato di cui ti puoi fidare, lo Stato presente, lo Stato che non promette ma mantiene è in quei visi, e in quelli di chi non ho ancora nominato, ma sono tanti: Giancarlo Caselli, Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato, per citarne altri.
Sul vuoto di risorse destinate alle indagini antimafia, sulle dimenticanze di questo Governo e del precedente, lo scrittore Roberto Saviano, di ritorno nella sua terra, Casal Di Principe, aveva detto: Mi piacerebbe che la sinistra cominciasse daccapo. Mi piacerebbe che la destra potesse riprendere quella vocazione antimafia che fu del MSI, e che in molta parte del sud riuscì ad essere riferimento.
Noi, cittadini, elettori, di qualsiasi orientamento, corrente, partito, chiediamo con forza e speranza che anche questo pezzo di Stato si svegli, che smettano, i nostri politici, di occupare spazi nei TG e si diano da fare sui grandi temi, sul problema della legalità in Italia, sulla lotta alle mafie. Perché non è ancora tardi per cominciare, destra e sinistra insieme, ma ci urge vedere un segno, sentirli battere finalmente un colpo.

Pubblicato il 15/1/2008 alle 10.36 nella rubrica ioTocco news & co..

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