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Nessun uomo è un'isola

Un mio amico diceva di vedere il mondo come un organismo in cui ogni parte può stare bene solo a patto che anche le altre non soffrano. "Se mi fa male un piede, non posso far finta di niente, il dolore mi arriverà su fino al cervello". Questo diceva.
Se il più sperduto paesino della più lontana nazione è in sofferenza, tutti noi siamo in sofferenza!
E' politica questa? Sì, rispondo io.

Ha senso sentire ancora gente affermare di essere a-politica, di non interessarsi, di non capirci nulla di politica?

Non capirci nulla di politica significa non avere sviluppato la benchè minima idea su cosa, a mio parere, dovrebbe essere il mondo
, su chi sono io in questa società, su di me, quindi.
Si può essere apartitici, forse; ma non apolitici! se solo si hanno delle idee sul mondo e su come vorremmo che fosse.

Dire tutto questo in poesia? Si può.
Lo ha fatto John Donne. Nel '600.
A lui la parola.

John Donne (Londra, 1572 – 31 marzo 1631)



Nessun uomo è un'isola
Nessun uomo è un'isola,

completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.

Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
Essa suona per te.

(J.Donne)
http://it.wikipedia.org/wiki/John_Donne

Pubblicato il 10/2/2008 alle 16.38 nella rubrica ioTocco news & co..

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