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La scomparsa del grande tenore Giuseppe Di Stefano

La scomparsa del tenore Di Stefano

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LA NOTIZIA:
Il tenore Giuseppe Di Stefano, 86 anni, è morto oggi alle 5 del mattino. Era in coma da diverso tempo. Il 3 dicembre 2004 rimase ferito durante un'aggressione nella sua casa a Mombasa, in Kenia. Ricoverato in ospedale, le sue condizioni si dimostrarono più gravi di quanto apparso in un primo momento. Quattro giorni dopo, il 7 dicembre data di apertura della stagione alla Scala, entrò in coma e il 23 dicembre venne trasportato in Italia dove però non si riprese mai più fino al decesso avvenuto oggi.
Nato a Motta S.Anastasia (provincia di Catania) il 24 luglio 1921, Di Stefano debuttò nel 1946 a Reggio Emilia e l'anno successivo alla Scala di Milano. Nel 1948 era già al Metropolitan di New York nel Rigoletto. Formò una formidabile coppia  con Maria Callas  sui palcoscenici lirici di tutto il mondo. I due avevano cantato insieme per la prima volta nel 1951 nella Traviata a San Paolo del Brasile.

IL CORDOGLIO:

Non voglio essere retorico, forse un po' lirico, nel dire che se ne è andato il più grande tenore mai esistito. Grande, immenso Di Stefano! Grande come la sua voce, di cui ha abusato da uomo generoso quale era.

La sua voce si distingue da quelle degli altri tenori, per la bellezza, per il timbro, per il calore e la forza espressiva, che rapisce ed emoziona.

Mi sono innamorato di Giuseppe Di Stefano quando ho conosciuto la lirica, ma è difficile capire se sia venuto prima l’amore per la musica lirica o quello per la voce di Di Stefano. Avevo sentito la sua Tosca, il SUO Cavaradossi.

Di Stefano era ben lontano dal tecnicismo di Pavarotti, e mentre Pavarotti ha potuto cantare fino alla fine, grazie alla sua tecnica perfetta, Di Stefano no! era sanguigno, pronto a cantare per la gioia di farlo, senza preoccuparsi di preservare il suo strumento.

L'ho incontrato nel 1993: ero in strada, a Palermo, lui terminava un concerto a cui non avevo i soldi per assistere e l'ho atteso nel foyeur del teatro, come si fa coi grandi artisti, col libretto della Tosca in mano per chiedergli l'autografo.

Il concerto aveva avuto un buon successo di pubblico, nonostante la sua voce fosse ormai tutt’altro che perfetta, e lui si fosse ritirato da tempo dalla scena lirica.

Detesto pensare a Di Stefano come al tenore che cantò con la Callas. No, Di Stefano è Di Stefano, grande coppia insieme alla Callas, per carità, ma tenore di enorme spessore già da solo.

E' come se, incontrando Julia Roberts, le chiedi com'è Richard Gere!

No! Di Stefano è Di Stefano, e nell'incontrarlo avrei avuto mille cose da dirgli o domandargli. Mi è uscito dalla bocca un soffio, troppa emozione. Lui ha capito, mi ha sorriso, mi ha tranquillizzato. Era con la moglie e con lo staff.

Per un attimo ho voluto credere che l'incontro avesse emozionato anche lui. Non ricordo proprio cosa ci siamo detti, mi ha lasciato una foto autografa personalizzata e il mio libretto d'opera, diventato un pezzo unico, un pezzo del mio cuore.


Addio Maestro.



Pubblicato su Romareporter il 04/03/2008

http://www.romareporter.it/index.php?sez=articolotuttogue&id=7743

Pubblicato il 3/3/2008 alle 21.58 nella rubrica Diario.

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