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André Gorz, Lettre à D. Histoire d’un amour

Pubblico nuovamente un post su Gorz, dopo quello del 18 febbraio scorso, per annunciare una novità che attendevo:

E' uscito, per i tipi della Sellerio

Lettre à D. Histoire d’un amour


André Gorz è morto suicida nel 2007, assieme alla moglie Dorine, affetta da un morbo degenerativo. «Ebreo austriaco» come si definiva, era nato a Vienna nel 1923 e prestissimo si era trasferito a Losanna, e dopo a Parigi, dove aveva iniziato la carriera di giornalista e saggista. Ha diretto «Les Temps Modernes», la rivista di Sartre, e fondato con Jean Daniel il «Nouvel Observateur». È stato uno dei grandi intellettuali di Francia, influenzando l’esperienza della sinistra europea con i suoi libri aperti a teorizzazioni antiautoritarie ed ecologiste. Lettera a D. Storia di un amore, scritto nel 2006, è la sua ultima opera.

http://www.sellerio.it/merchant.php?bid=2068


Il filosofo francese, viveva con la moglie Dorine da 60 anni. Lei, gravemente malata, stava forse per lasciarlo. Lui non l'avrebbe mai lasciata andare.

Il libro è forse la biografia di un amore, tema che mi è caro. Il filosofo Gorz, il pensatore della sinistra esistenzialista e libertaria francese, uno dei profeti del Maggio, ricorda il legame con la moglie Dorine. E i tre livelli, la vita individuale, la vita amorosa, la vita sociale rimbalzano l’uno nell’altro, nel racconto, in un gioco continuo di rimandi, per riconoscere all’amore il primato di sostanza e verità, e per dimostrarlo.

Il libro è il solito piccolo gioiello Sellerio: elegante nel suo formato tascabile, stampato il carta vergata, notevole al tatto e invitante alla lettura, dal costo contenuto, anche grazie al volume di sole 68 pagine.


tratto da Lettre à D. Histoire d’un amour

di André Gorz

Non voglio più, secondo la formula di Georges Bataille, “rimandare l’esistenza a più tardi”. Sono attento alla tua presenza come ai nostri inizi e mi piacerebbe fartelo sentire. Mi hai dato tutta la tua vita e tutto di te; vorrei poterti dare tutto di me durante il tempo che ci resta. Hai appena compiuto 82 anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile. Viviamo insieme da cinquantotto anni e ti amo più che mai. Recentemente mi sono innamorato ancora una volta di te e porto in me un vuoto divorante che riempie solo il tuo corpo stretto contro il mio. La notte vedo talvolta il profilo di un uomo che, su una strada vuota e in un paesaggio deserto, cammina dietro un feretro. Quest’uomo sono io. Il feretro ti porta via. Non voglio assistere alla tua cremazione: non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri… Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. A ognuno di noi due piacerebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo passarla insieme.


Pubblicato il 4/4/2008 alle 8.30 nella rubrica visti & riletti.

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