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Carmen

Durante le vacanze ho conosciuto una persona interessante, Carmen, una corpulenta signora rumena dall’aspetto gioviale.

Carmen è in Italia dal 2003, lavora in una pasticceria (una di quelle pasticcerie siciliane che sembrano la succursale della casetta di Hansel e Gretel, con tutti gli annessi tranne la strega cattiva) e nel tempo libero assiste part-time un’anziana.

Lavora dal mattino fino alle 10 della sera, ma ha sempre il sorriso.

Durante il suo lavoro abbiamo scambiato quattro chiacchiere, giorno dopo giorno mi ha raccontato storie della sua terra, dai tempi del comunismo, quando la gente viveva con l’elettricità ed il cibo razionato, ai giorni d’oggi, dove tutto è a portata di mano ma non ci sono i soldi per comprare che povera roba da mangiare.

Prima c’erano i soldi, ma non c’era nulla da comprare, adesso c’è tutto, ma è inaccessibile.

Lei ha costruito la sua casa insieme al marito. Si amano profondamente, condividono tutto, crescono insieme. I loro genitori non gli lasceranno nulla, perché in Romania la consuetudine è che l’ultimo figlio nato eredita da solo tutte le proprietà dei genitori, e loro sono ambedue primogeniti. Ma non c’è invidia né astio nel suo modo di raccontare.

Così lei e il marito hanno deciso di fare da soli, da zero.

Costruire una casa significa costruire in primo luogo i materiali, dalle piastrelle (ne hanno cotte dodicimila) al resto. Hanno scavato il pozzo, poi hanno costruito la casa mattone su mattone. Lei era incinta.

Quando hanno terminato i soldi, hanno cercato la fortuna fuori dalla Romania, per raccogliere i soldi che servivano alla casa. Al centro della loro vita, la casa è il nido dei sogni, la terra promessa dove fare ritorno. E loro torneranno lì. Non prima di aver raccolto i soldi che servono.

In Italia hanno lavorato duro, in un piccolo paese (Cinisi, in provincia di Palermo) per tenersi alla larga dai pericoli della città, dai loro connazionali che vanno in cerca di avventura.

Carmen non ha amici rumeni in Italia: dice che la maggior parte di loro non le potrebbe dare nulla di buono. Quando lo dice non ride più, ed è una delle poche volte che non la vedo sorridere.

I primi tempi in Italia è stata dura, Carmen è arrivata tramite una suora, ma non sapeva una parola d’italiano, non capiva nulla (qui ride di cuore, oggi parla un italiano misto al siciliano, sembra un'italoamericana di Broccolino). Poi l’ha raggiunta il marito, poi la loro figlia.

La figlia è una bella ragazza, qui si trova bene. Le chiedo se sua figlia tornerà con loro in Romania.

Sì che tornerà, dice ridendo. Poi si ferma a pensare. Certo che tornerà con noi. Deve tornare. E ride.

Pubblicato il 18/8/2008 alle 22.27 nella rubrica biografie.

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