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In Dipendenza

Proprio ieri discutevo con una persona. Nel presentare se stessa, mi dice: sono totalmente indipendente.

Sei indipendente.

Da cosa, esattamente, non dipendi?

Non so, mi dice. Sono indipendente da tutti.

Fumi?

Sì.

Allora sei dipendente dal fumo.

Smetto quando voglio, mi risponde.

Ammesso che sia vero. Lavori?

Sì. Sono impiegata.

Allora dipendi dal tuo datore di lavoro.

Solo per lo stipendio, sì.

E per le ferie, aggiungo.

E quando esci da casa al mattino? Le chiedo, non dipendi dall’autobus che attendi alla fermata?

Potrei farmela a piedi, risponde.

Bene, le dico. La tua incolumità dipenderebbe dalle centinaia di persone che si mettono in strada ogni giorno, dal fatto che loro guidino bene e non ti mettano sotto.

A mensa, dipendi dalla persona che ogni giorno prepara il sandwich che mangi. Se ti curi, dipendi dal medico che ti visita, dall’infermiere che ti medica, dall’azienda farmaceutica che confeziona i farmaci che mangi e di cui non sai nulla. Da quante persone, esattamente, già dipendi?

Da chi, allora, sei indipendente?

Non so, sono libera.

E’ un dato di fatto, le rispondo. Non vedo manette ai tuoi polsi.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. La nostra libertà ha un presupposto, che ne è fonte necessaria, anche se non sufficiente: tutti noi siamo interdipendenti. Se oggi affondo io, il domani sarà più difficile per te.

Gli Stati cercano l’indipendenza, ma poi trattano per non rimanere isolati; l’occidente comunitario vuole non dipendere dagli extracomunitari, di cui ha però bisogno per garantirsi un futuro.

Tutti siamo assolutamente interdipendenti, ma tutti ci comportiamo come la ragazzina che proclama la sua indipendenza.

Nessuno di noi sembra ancora aver capito la portata del problema:

non si può salvare mezza nave, se l’altra mezza affonda.

 

Pubblicato il 2/12/2008 alle 10.15 nella rubrica ioTocco news & co..

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