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IL CAPO DEI CAPI - il libro




Il commento di IoTocco

Ho letto questo libro nel gennaio scorso.

Bolzoni e D'Avanzo non smentiscono la loro fama di buoni giornalisti
la storia nera dell'Italia inghiottita dalla piovra
la storia dei corleonesi che volevano fottersi il mondo, ma alla fine sono rimasti fottuti.
Troppi lutti, troppe lacrime, uno Stato che alla fine vince. Il mio cuore nella storia di Palermo.

Rispetto alla fiction, il libro, da cui la stessa è tratta, non salva nulla. Queste pagine non sono terreno di falsa identificazione con i mostri, nè c'è la fascinazione verso il Padrino che invece era sentimento quasi subìto da chi ha guardato la fiction TV. Qui i mostri sono mostri, e quello che si osserva è la loro strategia criminale e la loro lucida follia.

Interessante è la parte finale: dopo l'arresto di Riina padre, si osserva l'ascesa dei figli Giovanni e Salvo. Quest'ultimo tutt'oggi protagonista per i futuri disegni della cupola mafiosa.


Sintesi dal dorso del libro:
L'ultima volta che videro piangere Totò Riina fu al funerale del padre e del fratellino, uccisi da un residuato bellico. Era l'estate del '43 e Totò, un picciotto analfabeta e sporco, primo figlio maschio, diventava a soli 13 anni il capofamiglia. Mezzo secolo dopo, al suo arresto, era l'uomo più potente di Cosa Nostra, ormai diventata Cosa Sua. In un'ascésa sanguinaria e spietata, aveva portato i contadini di Corleone ai vertici del governo mafioso, riscrivendo completamente le regole del gioco tra famiglia e famiglia, tra mafia e Stato. La sua caduta, dopo una latitanza ventennale, protetta forse solo da un'Entità superiore, poteva far credere che l'avventura fosse conclusa. Per raccontarla, Bolzoni e D'Avanzo sono andati - e più volte ritornati - nella sua terra, a parlare con la sua gente, con chi lo ha conosciuto, combattuto, tradito, giudicato. E, ancora oggi, continua a temerlo. Perché tutto è rimasto come prima. Al posto di Totò ci sono i figli Giovanni e Salvo. Le generazioni si danno il cambio ma i cognomi restano sempre quelli: Riina, Provenzano, Bagarella, Bontate e Inzerillo, Di Maggio e Gambino. Corleonesi e Palermitani sono di nuovo sul piede di guerra. E sembra che solo un miracolo li potrà fermare.

Pubblicato il 6/12/2008 alle 9.29 nella rubrica visti & riletti.

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