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La dieta dal volto umano

Sempre più spesso leggo blog (di persone giovani, soprattutto) il cui tema centrale è la moda, ma in cui trovo un atteggiamento ossessivo nei confronti della forma, del peso, del girovita.

Ho avuto occasione, un paio di anni fa, di visitare il reparto disturbi del comportamento alimentare del prof. Emilio Franzoni, presso la Neurologia Pediatrica Ospedale Gozzadini Policlinico S. Orsola a Bologna, e di conoscere realtà come l'anoressia o la bulimia "dal vivo", osservando con dolore gli effetti devastanti che questi disturbi possono avere sul corpo di una ragazzina e sulla sua famiglia.
Percorsi di anni e anni, scommesse vinte e perse, famiglie rinate o distrutte, ma soprattutto persone che muoiono o sopravvivono. Di questo stiamo parlando.
In mezzo c'è il lavoro, la cura, l'amore di tanti medici, psicologi, infermieri, volontari.


L'argomento è difficile e non intendo certo esaurirlo.
Non demonizzo le diete, anzi! L'obesità può essere un grosso problema, ed è sempre meglio cercare di sentirsi in forma.
Ma ho letto, ieri, questa breve intervista su Repubblica, ad un nutrizionista, Pietro Migliaccio, che ha dato una lettura a mio parere molto intelligente dell'idea di "mettersi a dieta".
Vi invito a leggerla con me.


'Si vince solo con strategie dal volto umano'

Repubblica — 12 gennaio 2009

«Un regime troppo drastico restituisce tutto il peso, e con gli interessi».
Pietro Migliaccio, medico nutrizionista a Roma, è da sempre sostenitore della "dieta dal volto umano".
Non è una contraddizione?
«No, ci sono gli accorgimenti giusti: variare spesso la composizione per evitare la noia, introdurre dei giorni di libertà, far di tutto perché la vita sociale non venga intaccata. E due principi non dovrebbero mai essere abbandonati: non prescrivere i cibi sgraditi e non bandire quelli graditi». Ma questo regime è anche efficace?
«Sì, perché insegna a guardare alla dieta come a una gratificazione, non una punizione. A un mezzo che permette di acquistare salute e fiducia. Se si cercano successi troppo rapidi attraverso digiuni, maratone o addirittura farmaci si rischia la ricaduta. E non c'è da stupirsi se chi riprende peso dopo sacrifici così duri sia depresso».
Non necessariamente una persona sovrappeso è depressa.
«No, ma essere obesi è davvero dannoso per la salute. Non solo perché i chili di troppo portano a problemi alle ossa e alle articolazioni, o al diabete. Ma anche perché chi smette di controllare il peso finisce con lo scivolare sempre più in alto. Da novanta si passa a cento, e via ingrassando». Di fronte ai sovrappeso impenitenti qual è la sua tecnica?
«Un nutrizionista, come tutti i medici, deve essere anche un po' psicologo. Se proprio una persona non vuole saperne di mettersi a dieta, può almeno porsi l' obiettivo di non aumentare peso. Anche se si acquistano solo un paio di chili, occorre mettersi subito all' opera per buttarli giù. Porre degli obiettivi raggiungibili è il compito del medico. Ma poi spetta al paziente raggiungerli».
ELENA DUSI

Pubblicato il 13/1/2009 alle 18.59 nella rubrica ioTocco news & co..

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