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Sei pezzi da mille



Nel commentare American Tabloid dicevo: quando la scrittura mette la quarta.
In questo secondo episodio è questo aspetto che crea qualche inconveniente: la scrittura è TROPPO veloce e i fatti da narrare, i personaggi, gli intrighi, le macchinazioni sono, davvero, talmente difficili da seguire che il racconto ad un certo punto cede.
O forse, chissà, subentra la stanchezza del lettore.
C'è un altro aspetto che riguarda la scrittura: è molto caratterizzata, Ellroy utilizza i trucchi del mestiere ed il suo linguaggio è francamente geniale in alcuni passi. Poi diventa ripetitivo, ostico, e finisce per scorrere troppo in superficie.
Detto questo, i personaggi sono sempre iperaffascinanti, le figure femminili meglio delineate e più pungenti rispetto ad A.T.
Però: la mancanza che il lettore prova per Kemper B. non è colmata dalla new entry Wayne Tedrow Jr. e, infine, non si capisce che fine abbiano fatto rispettivamente la figlia di Ward Littel e la figlia di Kemper Boyd. Ma forse le reincontreremo nel terzo episodio, quando uscirà! Io ci spero...




Sei Pezzi da Mille è un romanzo di James Ellroy, il secondo della cosiddetta trilogia americana. In esso Ellroy ricostruisce le trame e le macchinazioni che sarebbero l'origine di avvenimenti chiave della storia americana miscelando fonti storiche e invenzioni letterarie.

La vicenda inizia il 22 novembre 1963 (assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas) e termina il 9 giugno 1968, passando per l'assassinio di Martin Luther King, l'escalation militare in Vietnam, le follie del miliardario Howard Hughes, il Ku Klux Klan, gli esuli cubani anticastristi, la Mafia. Così come nel precedente American Tabloid, la narrazione in Sei pezzi da mille si sviluppa seguendo alternativamente il punto di vista dei personaggi principali (Ward Littel, Pete Bondurant, Wayne Tedrow Jr.) e le comunicazioni secretate tra J. Edgar Hoover e vari agenti e collaboratori dell'FBI. Lo stile di scrittura è frenetico, fatto di periodi brevi ed incalzanti.

Il risultato finale è un angosciante affresco degli Stati Uniti, dipinti come una nazione fortemente influenzata dalle lotte e dalle macchinazioni di differenti gruppi di potere che ricorrono ad ogni mezzo alla loro portata per espandere la propria area di influenza.



Pubblicato il 7/4/2009 alle 22.24 nella rubrica Diario.

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