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Revolutionary Road, un film un po' angosciante



Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates, Revolutionary Road è il nome (quasi profetico) della via di una tranquilla zona della città di New York. In cima alla collina c’è una casetta bianca, un nido da sogno diuna coppia felice dell’America anni ’50, Frank e April Wheeler.

I coniugi coltivano uno sfumato anticonformismo, hanno sogni, si sentono meno ordinari degli altri, se non straordinari, e proprio per questo sono speciali agli occhi dei loro vicini e amici. Ma presto qualcosa appassisce, e un nuovo progetto potrebbe ridare fiato e senso alla loro vita: lasciare tutto, una romantica fuga destinazione Parigi.

Ecco, questo è grosso modo il filo conduttore di questo non facile film, dai risvolti complessi.

La famiglia borghese e felice rimane avviluppata tra desideri opposti e aspettative di una società altrettanto borghese, fino ad entrare in un viluppo di non detti, decisioni non decise, sentimenti non esplosi, trattenuti, in una trama delicata, interessante e un po’ angosciante,laddove dietro quella famiglia è facile vedere i nodi irrisolti di tantissime coppie.

Buono il contorno di figure attorno ai coniugi Wheeler, un po’ stereotipata la figura del folle saggio Givins, l’unico che può vedere oltre il conformismo degli altri. Bella l’ambientazione in una Grande Mela provinciale e periferica, scarso l’apporto fornito dai due attori principali, mai troppo credibili. La loro recitazione rischia spesso il melodramma, e se dramma c’è, in questo plot, quello che proprio non serve è la recitazione da filmone drammatico, melensa appunto.

(ndr Avrei visto molto bene Nicole Kidman, in quella parte...)

Infine: ottimo il finale, che sfuma la voce della signora Givins sul volto impassibile e apparentemente apatico del marito, ma con un sussulto di verità.

Pubblicato il 7/12/2009 alle 18.43 nella rubrica visti & riletti.

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