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Hanno tutti ragione, di Paolo Sorrentino



Libretto da spiaggia.
L'idea non è malaccio; la prefazione, ad esempio, è godevole, ma ha lo stesso difetto (e annuncia il difetto principale) del seguito: reitera la formula, che da affascinante che era diventa noiosa. Questo libro è palloso, fondamentalmente.
Puntualizzo: il libro "gode" di una brutta scrittura, per scelta dei termini, per coerenza stilistica, per originalità; ma all'inizio glielo si perdona, perchè si pensa che voglia dimostrare qualcosa. Andando avanti, però, il lettore capisce che lo scrittore vuole dimostrare quello che il lettore stesso aveva già capito dalle prime pagine, e così la brutta scrittura ha il sopravvento e, come dice Califano, il resto è noia.
I personaggi, che parlano tutti allo stesso modo, sono petulanti e quasi tutti poco credibili. La summa di luoghi comuni sul saper vivere che tutti sparano a mitraglietta, è francamente insopportabile. Intollerabili pure i riferimenti banalissimi sui tempi moderni e sui misteri di Stato.
Il personaggio di Alberto Ratto è snervante per quanto è mal descritto e peggio raccontato, e gli ultimi paragrafi sono sociologia spiccia a buon mercato.
Insomma: raramente avevo letto un libro così brutto.
E dire che Sorrentino regista mi piace. Come dire: perchè non continuare a dirigere bei film?

Pubblicato il 12/7/2010 alle 14.34 nella rubrica visti & riletti.

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