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Il sangue è randagio, di James Ellroy



Terza ed ultima parte della “American Underworld Trilogy”. Dei tre (American Tabloid e Sei pezzi da mille gli altri due), il più sentimentale e magico. Ci eravamo lasciati con gli assassini di MLK e RFK e con il ritiro dalle scene di Pete Bondurant. La cattiva notizia è che del gigante Pete in questo libro davvero non c'è traccia. Con buona pace, si riparte quindi da Wayne Tedrow J. La buona notizia è che altri personaggi stanno per nascere o per delinearsi meglio: da Dwight Holly a Crutch (la cui storia è marginalmente una sorta di biografia dello scrittore stesso). Ellroy sa come incantare, costruendo figure mitiche che intrigano il lettore e non lo mollano per 589 pagine. Il ritmo resta serrato, si corre, si vola, si sosta in pagine di dossier segreti o registrazioni riservate, e poi si reingrana la quarta. Una morte può occupare lo spazio improvviso di due righe (un colpo al cuore del lettore sensibile), un episodio può andare di lungo e diventare ossessione cubana. Comunque sia, il libro non lo molli mai, lo chiudi aspettando di riaprirlo e leggere come va a finire. In questo, la lunga attesa per questo episodio conclusivo è valsa la pena. Per gli amanti del genere, per gli sporchi revisionisti, per chi pensa che la Storia non è così come ce l'hanno raccontata, il libro vale la pena! E' finita. E adesso?......



Pubblicato il 5/8/2010 alle 16.8 nella rubrica visti & riletti.

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